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“Lingue e linguaggi del cinema in Italia”

9788854889644.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quello che è certo è che il film, sotto un’apparenza patinata (nessuno dei detrattori mette mai in dubbio la bellezza della fotografia), un’estetica perfetta, paragonabile a quella di un videoclip musicale, presenta una condizione culturale fortemente disagiata, e dipinge l’Italia come una nazione che è in parte cosciente della propria decadenza, ma al contempo la celebra. Potremmo parlare, per combinare i due estremi, di decadenza patinata.

(Da La grande incertezza. Alcune considerazioni sociolinguistiche a margine della Grande Bellezza, di Vera Gheno)

Lingue e linguaggi del cinema in Italia, Aracne. Si riuniscono così i più insigni studiosi italiani (Massimo Arcangeli, Silvia Capotosto, Luca Di Vito, che realizza anche la prefazione, Federica Ditadi, Antioco Floris, Cosetta Gaudenzi, Vera Gheno, Federico Giordano, Ivan Girina, Rosina Martucci, Myriam Mereu, Giulia Pierucci, Gianluca Pulsoni, Laura Ricci, Andrea Rinaldi, Michele Ronchi Stefanati, Fabio Rossi e Marcello Seregni) sotto l’egida di Marco Gargiulo, professore associato di linguistica italiana e coordinatore degli Studi di Italianistica all’Università di Bergen, in Norvegia, il quale, oltre a occuparsi di sociolinguistica, media, narrativa, politiche linguistiche e storia della lingua del Cinquecento, e a collaborare con diverse università italiane e straniere, cura con attenzione e raffinatezza questo volume – che raccoglie gli atti del convegno Lingue e linguaggi del cinema in Italia, tenutosi, anche grazie al contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Oslo, nella succitata Università di Bergen dal ventinove al trentuno di ottobre del duemilaquattordici – non solo interessante, divulgativo, limpido, chiaro e profondo, ma soprattutto prezioso dono per chi ami la settima arte, e non solamente. Anzi, in particolare per chi voglia capire cosa ci sia oltre l’apparenza. Nelle analisi dettagliatissime degli studiosi – corredate da una monumentale bibliografia – infatti si tratteggia con tinte vivide e granitica serietà accademica la commistione fra immagine, suono e parola (e le parole, si sa, sono importanti per antonomasia, anche tra velluto e popcorn), persino quando il cinema era ancora muto (tanto che si affronta anche il tema, complesso e affascinante, del linguaggio del corpo), che crea quell’emozione sognante e impalpabile, eppure così concreta e tangibile, che secreta dallo schermo raggiunge lo spettatore, e valicando i confini nazionali, tra stereotipi e inattese sorprese, contribuisce a rappresentarne e trasmetterne la stessa identità, culturale e sociale. Passando per Liliana Cavani, Segre, Fellini, Sorrentino, Scola, Pasolini, Celati, Romanelli, Pound e tanti altri gli esperti raccontano e decodificano il mondo: un’occasione, dunque, che sarebbe davvero un peccato sprecare. Per conoscere, capire, imparare.

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