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“La stagione del sangue”

La-stagione-del-sangue-Samuel-Bjork-203x300di Gabriele Ottaviani

«Okay», disse Munch, dopo aver preso il suo solito posto davanti allo schermo. Gabriel Mørk notò una serie di sorrisi intorno a sé quando la squadra vide spuntare Mia in sala briefing. «Raggio di luna», esclamò ridendo Ludvig Grønlie, e la abbracciò. Anche Anette Goli era andata in fondo alla sala per stringerle la mano, mentre Kim Kølso sorrise mostrandole il pollice alzato ma restò al proprio posto. «Okay», ripeté Munch. «Come vedete, Mia è tornata e ne siamo fottutamente felici. E se vi state chiedendo chi dovete ringraziare per questo, sono io. E solo perché sia chiaro, è la prima e l’ultima volta che lecco il culo a Mikkelson, ma stavolta era davvero necessario, credo.» Munch si lasciò sfuggire un accenno di sorriso e accese il proiettore. «Dov’è Curry?» disse all’improvviso, e solo in quel momento anche Gabriel notò che il collega non c’era. «Kim? Ludvig?» Munch si guardò intorno nella stanza, ma vide solo due teste che facevano segno di no. «Non ne ho idea», disse Kim. «Okay», disse Munch, pigiando il pulsante del telecomando. Sullo schermo apparve un’immagine. La ragazza morta, che nella foto ora era viva, sorridente verso l’obiettivo in quella che sembrava una foto di classe scattata a scuola. «Ieri sera ci è stato confermato che la ragazza trovata a Hurum è Camilla Green. Diciassette anni. Nata nel 1995…

La stagione del sangue, Samuel Bjork, Longanesi, traduzione di Ingrid Basso e Alessandro Storti. È a sud di Oslo. È in uno splendido fiordo. È nuda. È adolescente. È distesa su un letto di piume. È magra da far quasi spavento. È circondata di candele, che formano una stella a cinque punte. È morta. È vittima di un rituale. È un nuovo caso per Holger Munch. E per Mia. Che gli alti papaveri si ostinano a estromettere dalle indagini. Perché è instabile, dicono. Ma è anche indispensabile, dice Munch. Un giallo che mozza il fiato.

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