Libri

“Le cose che restano”

indexoffilldi Gabriele Ottaviani

L’ultimo giorno dell’anno, mio padre tornò. Aveva i capelli pettinati in modo diverso e gli occhi azzurri.

È il titolo di un ottimo sceneggiato televisivo di qualche anno fa, il seguito ideologico della Meglio gioventù, che aveva come protagonista Nino, un Lorenzo Balducci semplicemente in stato di grazia, in un cast corale con Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Corrado Fortuna, Ennio Fantastichini, Daniela Giordano, Alessandro Sperduti, Francesco Scianna, Antonia Liskova e tanti altri. Soprattutto è ciò a cui non dedica la sua celebre elegia, la numero ottantanove, Emily Dickinson. Ora però è anche l’insieme di parole stampato in bella mostra in copertina attraverso cui in Italia (in originale si chiama Last things) ricorderemo il romanzo, edito da Enne Enne e magnificamente tradotto da Gioia Guerzoni, di Jenny Offill: Le cose che restano. Il papà crede nella scienza, la mamma racconta leggende africane, la figlia non vede l’ora di capire dove sia che tra il buio e luce si annida la verità. La figlia è Grace. Ha solo otto anni. E le chiedono di fatto la cosa più terribile. A chi voglia bene di più. È la protagonista di un romanzo per cui l’aggettivo magnifico sembra semplicemente essere stato inventato. Da non perdere.

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