Libri

“La fiera delle meraviglie”

la_fiera_delle_meraviglie_LRGdi Erminio Fischetti

Risparmiò i suoi momenti migliori per la Nußbeeren, avventurandosi sulla mousse al caffè come un demone, con un odio particolare per le nocciole che doveva nascondervi all’interno, vedendo nell’interno dolce un riflesso non della piccola Elsa mai nata, ma dell’orrendo tumore del bambino alieno che ne aveva usurpato il posto, ingannando entrambi, riducendo a brandelli la sua promessa di felicità, come un mago avrebbe fatto con il suo fazzoletto.

Clio Gray è scrittrice anglosassone – nata nello Yorkshire, studi in filosofia e una laurea in storia dell’arte, bibliotecaria amante dei libri, professione che alterna alla scrittura – molto apprezzata all’interno dei confini britannici (ha vinto anche dei premi di settore), poco conosciuta fuori invece. Non a caso La fiera delle meraviglie, nella longlist del Baileys Women’s Prize for Fiction, è il suo ottavo romanzo e il primo ad essere tradotto in italiano. Le competenze narrative di Clio Gray sono piuttosto trasversali e vertono intorno al romanzo storico con venature gotiche, grottesche, picaresche. Questa sua bella opera che giunge nel panorama editoriale italiano (per la giovane Leone Editore con traduzione puntuale di Laura Talamona in un’edizione molto curata dal punto di vista dell’editing, elemento spesso controtendenza per le piccole e medie case editrici, dove nella migliore delle ipotesi in genere i libri sono pieni di refusi, mentre qui non ce ne sono) cavalca tutti e tre questi elementi e mette in scena con un piglio molto ironico che ricorda l’approccio di scrittura del più noto contemporaneo Pater Carey (pensiamo a Parrot e Olivier in America, romanzo di qualche anno fa) le disavventure del piccolo Philbert e della sua maialina Kroonk. Lo sfondo è la Germania di pieno Ottocento, dove a dominare sono violenza, povertà estrema, sudiciume, politica che alla corruzione di oggi fa un baffo. Molto preciso il lavoro di ricostruzione della Gray del periodo storico e della caratterizzazione dei personaggi, specie quelli secondari, ma anche nell’inserire i topos tipici della forma, o meglio delle forme, letterarie omaggiate, non disdegnando – per inciso – gli elementi della favola dalle venature surrealiste di matrice europea a cavallo fra le due guerre mondiali, un’influenza sicuramente legata anche agli studi in storia dell’arte dell’autrice a cui il fenomeno letterario è stato indissolubilmente legato. Il rapporto fra gli umani messi al bando perché diversi (Philbert ha un tumore che l’ha fatto nascere con un brutto bozzo in testa) che vivono e ricevono amore dai fidi compagni di altra specie, in questo caso una maialina, o di altre persone considerate altrettanto diverse – e qui rientra perfettamente come elemento narrativo lo sfondo sociale del circo nel quale si dipana gran parte della vicenda, quintessenza della fiera della diversità. Ben scritto, divertente, profondo e intelligente, La fiera delle meraviglie è un libro da scoprire insieme alla sua autrice: Clio Gray.

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Una risposta a "“La fiera delle meraviglie”"

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