Cinema

“Una nobile causa”

1fra_5753di Gabriele Ottaviani

Il gioco è una malattia, si sa, oltre che un serio problema, individuale e sociale. Esistono fior di centri, ospedalieri e non solo, che servono a cercare di far guarire chi è affetto da quella che una vera e propria dipendenza, un passo dopo l’altro verso la rovina, una forma di insicurezza e di frustrazione tale che si trasforma in un gorgo che sempre più travolge ogni cosa, e che porta in realtà a sviluppare un’inventiva che spinge via via più vicino all’abisso, anche dell’illegalità, e se fosse applicata a un progetto sano e serio di vita renderebbe molto più ricchi e felici di una mano fortunata al casinò. Non c’è speranza contro il banco, e se la fortuna, per una volta, gira, può trasformarsi addirittura in qualcosa di peggio di una rovinosa sconfitta. Ma chi sogna di cambiare la sua vita in un attimo, e non ha le forze, o la voglia, o la possibilità, o tutte e tre le cose insieme, di impegnarsi con costanza, mandando giù rospi e beccando porte in faccia, invece, spera. E soffre. E se gioca per rifarsi è ancora peggio, perché è come se si muovesse forsennatamente in una palude. Dove la cosa migliore è proprio, viceversa, restare fermi. Ha il tono soave della commedia il film di Emilio Briguglio Una nobile causa, indipendente per costituzione, tanto che sarà distribuito anche mediante il circuito Movieday, e il cast di professionisti a dare voce e corpo ai protagonisti di questa vicenda che prende spunto da un tema di indubbia rilevanza come quello che è al centro del lungometraggio è assai nutrito: Giorgio Careccia, Rossella Infanti, Antonio Catania, Roberto Citran, Francesca Reggiani, Guglielmo Pinelli, Giulia Greco, Simona Marchini, Massimo Bonetti, Nadia Rinaldi, Massimo Foschi, Carla Stella, Eleonora Fuser, Vasco Mirandola, Nina Senicar… Il problema è che queste semplicità e immediatezza a tratti paiono un po’ troppo lievi e superficiali, più da fiction – e non di primissima fascia – che non da grande schermo. Peccato. In ogni modo fa riflettere, pensare, ragionare, è fluido, scorrevole, sufficientemente credibile.

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