Libri

“Il folle radicale del capitale”

opere_img236di Gabriele Ottaviani

Anche l’Inghilterra aveva sempre mostrato delle riserve riguardo alle sue teorie. Le aspirazioni a una riforma delle carceri andarono presto in fumo e la costruzione della prigione-modello di Pentonville nel 1842 sancì l’inizio del brutale trattamento che spettò ai detenuti in epoca vittoriana. La stessa pratica di deportazione dei criminali nelle colonie australiane finì solo nel 1868. Inoltre il diritto al voto continuò a escludere una grossa fetta della popolazione, e ancora peggio, la società in generale non si mostrò mai tanto chiusa alle innovazioni come in questo periodo. Napoleone, inventore e fondatore di una legislazione moderna, morì esiliato a Sant’Elena nel 1821: la sua disfatta avvenne per mano degli inglesi, che forti del successo in politica estera poterono meglio difendere il vecchio ordine nel Paese. L’acerrimo nemico Giorgio III fu seguito, dopo un regno durato 60 anni, da Giorgio IV (1820) a cui succedettero Guglielmo IV (1830) e Vittoria (1837). L’Europa era all’insegna della Restaurazione: la censura limitava i diritti umani e la nobilta deteneva il potere assieme alla borghesia in ascesa. Stato ed economia continuarono a essere uniti e il fenomeno del capitalismo aveva assunto dimensioni enormi. Ai colossali patrimoni dei magnati dell’industria si contrapponeva la nascente classe operaia. I contadini furono costretti a fare la fame nelle fabbriche e divennero i cosiddetti pauper. L’ideale di liberismo avanzato da Adam Smith e sviluppato da Bentham e allievi rimase solo un sogno.

Christian Welzbacher, Il folle radicale del capitale – Panopticon e Auto-Icona di Jeremy Bentham, traduzione di Marco Miliozzi, Liberilibri. Goethe gli era amico. E lo aveva definito folle radicale. Jeremy Bentham. Vissuto a cavallo fra diciottesimo e diciannovesimo secolo. Giurista. Filosofo politico. Filosofo morale. Fondatore dell’utilitarismo. Convinto che tutto passasse dall’economia, in particolare ciò cui teneva di più, ossia i concetti di emancipazione e di autodeterminazione dell’individuo. Idee a cui ha consacrato la sua esistenza, immagini e teorie che sono alla base dei due scritti passionali e appassionanti, espressioni di progetti incredibilmente moderni, e dunque, per la sua epoca, assai stravaganti, che Welzbacher, firma dell’illustre Süddeutsche Zeitung, ricostruisce con cura certosina – e una prosa niente affatto ardua o verbosa – immortalando e riproducendo il ritratto di un eccentrico riformatore rivoluzionario difensore strenuo e incorruttibile della dignità di tutte le creature. Interessantissimo.

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