Libri

“I bambini di Vienna”

NULL043742-160x253di Gabriele Ottaviani

Non può esserci amore senza giustizia. E la giustizia – forse sarà l’argomento della mia predica di domenica prossima! – è memoria. Guai a noi, se dimentichiamo.

Neve. Bombe. Occupazione. Vienna, millenovecentoquarantacinque. Macerie. Sei ragazzi sopravvivono in una cantina. Gli espedienti sono quelli che sono: borseggio, furto, scippo, mercato nero, prostituzione. Jid, Goy, Ewa, Ate, Curls. E poi lei, la piccola, l’angelo caduto e malato, a cui gli altri raccontano le storie, che dice Iiiiiii quando vede un cavallino, e gli occhi le si sgranano, il cuore per la gioia le si eccita come in preda a una febbre. Il loro rifugio è l’antro dell’innocenza nonostante tutto, in mezzo all’orrore più indicibile, e se c’è chi vuole scacciarli, violando per l’ennesima volta, in un altro modo ancora, la loro infanzia e la sacra purezza che le deve appartenere, esiste anche chi li difende, un reverendo americano in uniforme da ufficiale, un nero della Louisiana, Hosea Washington Smith… Probabilmente leggendo – un po’ come di norma capita con Le ceneri di Angela – penserete in più occasioni di avere problemi agli occhi, perché vi ritroverete a non vedere bene: ma no, saranno semplicemente lacrime, ed è bene che le conserviate, ricordiate l’emozione che ve le ha fatte stillare dagli occhi, che non disperdiate quei momenti in mezzo alla pioggia, per parafrasar Blade runner. Perché la commozione sgorga autentica e sincera attraverso la forza di una narrazione che non fa nulla per muovere a compassione, non calca la mano su nessun aspetto, ma – sembra quasi banale, eppure è senza dubbio questo uno dei suoi punti di forza – con una prosa raffinata, che riproduce anche le particolarità del linguaggio di questi reduci piccoli e grandi che si aggrappano l’uno all’altro per andare avanti, nel deserto della morale, racconta un passato ormai lontano ma ancora tragicamente vicino. Disperato, sconvolgente, splendido: Robert Neumann, I bambini di Vienna, traduzione di Silvia Albesano dalla versione tedesca (datata millenovecentosettantaquattro, ventotto anni dopo la prima, apparsa in inglese a guerra appena finita) redatta dallo stesso autore – di cui si può leggere in apertura del volume anche la prefazione, a sua volta un testo folgorante, una dichiarazione di poetica –, Guanda. Imperdibile.

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