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“Il Grand Tour”

Grand Tour - copertina - web-02di Gabriele Ottaviani

Ci curarono la sbornia con secchi d’acqua di mare. Noi questionammo, ma ci dissero che se avessimo opposto resistenza saremmo stati considerati disertori ed immediatamente impiccati. Prima di partire per la campagna delle Fiandre ci fu tuttavia concesso di passare da casa, naturalmente sotto scorta. Quello che hai visto negli occhi gonfi di tua madre, Henri, quando sei partito, ti dico che non è niente rispetto a ciò che lessi negli occhi della mia. “Sei il fratello maggiore e l’unico responsabile di questa stoltezza. Tornate in due o non tornare affatto”, mi salutò mio padre. A scanso di equivoci ti informo subito che in senso stretto la nostra guerra durò pochi giorni. Marciammo fino a Mons, poi ci accampammo per circa un mese a Braine-l’Alleud nel Brabante, mentre i nostri nemici, gli Inglesi, aspettavano rinforzi dalle parti di Bruxelles. Meglio che tu non sappia, Henri, di cosa è fatto l’ozio dei soldati. Tra prepotenze, ordini scemi e certe ottuse esibizioni di virilità io in qualche modo galleggiavo, ma mio fratello … mio fratello mi stava appiccicato come un’ombra. Lontano dalla bottega, dagli insegnamenti di nostro padre, dal sentiero segnato che era stata la sua vita, non era niente. Eravamo circa centomila tra fanti e cavalieri. Aggiungici le donne e il seguito, e i cavalli, praticamente una città.

Adele Costanzo, Il Grand Tour, ChiPiùNeArt. Le paci di Utrecht e Radstadt sono uno dei tanti momenti durante i quali, nel corso della storia, si decide delle sorti di un’Italia ancora ben più che disunita seduti attorno a un tavolo con una mappa e qualcosa per scriverci sopra, pressappoco. Territorio spartito e conquistato, è al tempo stesso scrigno di grande bellezza. È come se ci si abbeverasse a una fonte che si mantiene fresca e zampillante, ed è un vero e proprio passaggio obbligato per i giovani del bel mondo: quindi anche per il francese Henri Trespetit e il suo precettore. Almeno, così sembra… Un romanzo storico piacevolissimo, che si legge con grande gusto e senza incontrare mai asperità o noia: da non perdere.

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