Libri

“Vorrei che facessi una cosa per me”

cop huxley il geniodi Gabriele Ottaviani

Mia madre si presenta e fa la pazza? Non è nulla. Non è neanche paragonabile a farti morire per affogamento.

Vorrei che facessi una cosa per me, Charles Baxter, Mattioli 1885 (traduzione a cura di Nicola Manuppelli) Qual era, tra le tante, forse la caratteristica principale della regia di Altman, in assoluto uno dei più grandi maestri non solo della cinematografia a stelle e strisce, ma planetaria? La capacità di saper dirigere con formidabile equilibrio cast corali, in cui tutti si parlavano sopra eppure ogni conversazione era assolutamente comprensibile. Bene: Baxter ha lo stesso dono. Non esistono piccoli ruoli, ognuno è unico e insostituibile sul palcoscenico della vita, su cui si alternano uomini, donne, bambine e bambini, etero e gay, ricchi e poveri, bianchi e neri, giovani e vecchi… Cinque vizi (come spesso accade i più interessanti: lussuria, accidia, avarizia, gola, vanità) e cinque virtù (coraggio, fedeltà, castità, carità, tolleranza), il suo decalogo in forma di antologia di racconti, i suoi dieci comandamenti, e personaggi magnifici, comuni e dunque straordinari, caratterizzati e ricorrenti, tutti legati fra loro, come il proverbiale battito della farfalla amazzonica che si ripercuote sul tamburo dell’aria fino a generare un tornado dall’altra parte del globo: perché ogni cosa è anche il suo contrario. Una prosa lirica e chirurgica che dipinge a tinte vive l’esistenza. Da non perdere.

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