Libri

“I fratelli Wright”

81qlqZVeSLLdi Gabriele Ottaviani

Ma non sarebbe mai accaduto, insisté ancora Daniels, se non fosse stato per i due “ragazzi più lavoratori” che avesse mai conosciuto.

Il diciassette di dicembre si festeggiano vari santi. Tra cui san Cristoforo, che protegge chi si mette alla guida di un veicolo, e san Lazzaro di Betania. Il fratello di Marta e Maria. Che dette ospitalità a Gesù. E che, morto, rivisse. Dando speranza. L’idea di un nuovo miracoloso inizio. Tre anni dopo lo scoccare del millenovecento il diciassette di dicembre cadeva di giovedì. D’altronde, la superstiziosa saggezza popolare ritiene che né di martedì né di venerdì si debba cominciare qualcosa di mai sperimentato prima, partire o sposarsi, sicché il giovedì, invece… Proprio in quella data, infatti, due fratelli, Wilbur e Orville, tagliano il nastro d’inaugurazione del sogno che appassiona gli uomini sin dai tempi di Icaro: il volo. Il Flyer, la macchina da loro costruita, per la prima volta nella storia, con tanto di pilota a bordo, si stacca da terra. Nasce l’aviazione. Nasce l’aereo. Nasce l’epopea dei fratelli Wright. Semplicemente mitici, leggendari. Ma c’è anche una sorella, Katharine, insegnante di latino al liceo, l’unica laureata della famiglia, inesausta sostenitrice, una figura fondamentale. Non avevano né elettricità né acqua corrente nella casa dove sono nati, ma una biblioteca sì. Milton, il loro padre, era un vescovo, un pastore illuminato. Susan, la mamma, una donna dolcissima e con un enorme talento per la meccanica, stroncata dalla tubercolosi nel milleottocentoottantanove, era nata in Virginia, figlia di un costruttore di carri tedesco, trasferitasi a ovest da bambina. Indiana, Iowa, Ohio: è il Midwest la culla dell’aereo. David McCullough è uno scrittore a dir poco magnifico: due Pulitzer e due National Book Awards non si comprano al mercato, tra zucchine e pomodori (sia detto senza offesa per le zucchine e i pomodori, ovviamente). La biografia che scrive è alta letteratura, un romanzo d’avventura quasi salgariano, al netto delle tigri, divertente e appassionante, corredato di immagini e documenti belli e preziosi, frutto di un lavoro che si immagina certosino e immenso su diari, appunti, lettere. I fratelli Wright, edito da Nutrimenti, nella cristallina traduzione di Dora Di Marco, è irrinunciabile.

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