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“Amori, delitti e cenni poetici sul nulla”

ce2ebb87c0ca372c11f6c32bc20b74fd_w140_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Edo aveva ormai perso il controllo dei pensieri e delle risposte. Era uscito dal ruolo di amico per entrare in quello dell’innamorato respinto. E, come sempre, Liviana non aveva capito. Aveva pensato probabilmente a una difesa d’ufficio, a una solidarietà tra uomini che proteggono reciprocamente la loro incapacità di cambiare per amore. Poi, come sempre quando lei sentiva di essere sotto accusa, se ne era andata sbattendo la porta. Da quel momento, Edoardo si era auto-condannato a misurare la sua resistenza al vuoto. A pesare l’assenza e la mancanza di Livi. Avrebbe cercato di mantenere una certa distanza dai pensieri che la riguardavano. Avrebbe provato a capire non per quanto tempo avrebbe potuto fare a meno di lei, ma se davvero avrebbe potuto fare a meno di lei. Il “mai più” era diventato il suo mantra. Mai più avrebbe affrontato una discussione di quel tipo con Liviana. Mai più avrebbe preso ancora le difese di Filippo. Mai più avrebbe pensato a lei come un rimpianto. Mai più l’avrebbe cercata, chiamata, rivista. Quest’ultimo “mai più” era quello più improbabile: la misura del vuoto, con il trascorrere delle ore, dei giorni, sarebbe diventata sempre meno precisa. Il vuoto sarebbe stato destinato, ancora una volta, a dissolversi in recriminazioni e a materializzarsi in speranze. Era un controsenso la materializzazione del vuoto. Così come era un controsenso dare credito a un qualcosa di irrealizzabile e potenzialmente dannoso. Eppure, l’ennesimo tentativo di “mai più” era fallito. Non era riuscito a trovare una via d’uscita. Dopo un giorno o due, aveva mandato un messaggio a Livi sul telefono. Le aveva scritto: “tra un’ora sono da te”.

Amori, delitti e cenni poetici sul nulla, Giuseppe Pantò, Aliberti. Che l’amore sia un mistero non è certo una novità, e che sia un ambito nel quale difficilmente si possa parlare di regole, a parte quelle basilari, fondamentalmente il rispetto nei confronti della persona che si ha accanto e che, facendo dono del suo cuore, confida in quello altrui, è ovvio. Non esiste una ricetta perché un rapporto funzioni, non ci sono date o tempi giusti. A volte l’amore più importante della vita può nascere addirittura nella prima infanzia. È quello che accade a Edo, da adulto professore di filosofia. Un patto ingenuo tra piccoli amici diventa per lui un tormento. Il suo amore per Livi va avanti negli anni, senza sbocco. Due vite parallele, anzi, due rette sghembe, che non stanno nemmeno sullo stesso piano, e dunque come potrebbero mai incontrarsi? Finché, all’improvviso, qualcosa non cambia… Buon ritmo, sviluppo interessante e inaspettato, fluidità coinvolgente e titolo da commedia dolceamara francese: una piacevole lettura.

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