Libri

“L’invenzione dell’inverno”

l invenzione dell inverno_grande.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tuttavia, benché nasca come impresa solitaria e poetica, ecco che a metà del secolo il pattinaggio sul ghiaccio si trasforma in qualcosa di essenzialmente sociale e apertamente sessuale.

Adam Gopnik scrive sul New Yorker da trent’anni. E se si fa una banale ricerca su Internet e si rinviene il testo di qualche suo scritto ci si rende conto immediatamente del motivo. Potrebbe parlare di qualsiasi cosa, anche, non so, dei granelli di polvere che si vedono comunque di tanto in tanto in controluce in una stanza persino qualora si sia appena passato lo straccio, e raccontare una storia nuova. Proporne una veste diversa. Far ricadere la luce dell’attenzione su particolari sino a quel momento rimasti in ombra. L’inverno è diventata una stagione adatta alla contemplazione da quando l’umanità ha il lusso di poterla osservare infuriare dall’interno di una stanza calda: ma evidentemente non è stato così, e quindi, come ognuna delle percezioni umane, anche questa relativa al tempo del freddo si è evoluta, attraverso una diacronia in cui si avvertono nitide le influenze sia delle correnti filosofiche più elevate che della contemporaneità votata tragicamente al consumismo. Un saggio che si legge come un romanzo, imperdibile. L’invenzione dell’inverno, Guanda. Traduzione di Isabella C. Blum. Fantastico sin dalla copertina.

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