Cinema

“PPZ – Pride + Prejudice + Zombies”

DouglasBooth_Pride_Prejudice_and_Zombiesdi Gabriele Ottaviani

Le cinque sorelle Bennet vestono abiti sintetici (e anche certi décolleté non sono del tutto biodegradabili, a quel che sembra…), sono state educate in un tempio shaolin, ammazzano morti viventi e hanno una madre imbecille e accattona. Almeno per quel che concerne la madre imbecille e accattona gli autori di questa immane idiozia sono rimasti fedeli al testo della Austen… Darcy si porta dietro una boccetta con quattro mosche. Ma non di velluto grigio. Mosche dei cadaveri. Così da poter controllare se qualcuno è stato morso e infettato dalle creature. Se la mosca si posa, la creatura è mostruosa. Yeah! Nel caso, il malcapitato viene fatto a fettine con malcelata soddisfazione. Almeno Darcy, che si veste con gli scarti di magazzino di Matrix – e di Mas, chissà se quello di Via dello Statuto o l’altro a Vigne Nuove… – può smetterla di prendersela con le siepi e le statue delle belle magioni in cui molte sequenze sono ambientate, in puro Downton Abbey style: d’altro canto da lì viene, e lì si spera che torni a seguito di questo ignobile PPZ – Pride + Prejudice + Zombies, preferibilmente dopo essere stata ricoperta di contumelie da Maggie Smith e Shirley MacLaine insieme, Lily James, nel cast insieme ad attori che comunque avevano dato prova di dignità altrove, come Sam Riley, Jack Huston, Bella Heathcote, Douglas Booth, Matt Smith e Charles Dance, e che ci si augura siano stati pagati moltissimo per partecipare a questa indecenza. Anche Darcy viene controllato. E il prete che esegue l’accurata analisi deve essere molto strabico, anche se a guardarlo non si direbbe. No, perché quando se lo ritrova davanti nudo sostiene di star rivolgendo la sua attenzione sul costato. Però gli occhi puntano in mezzo alle gambe. E fa anche la faccia della mucca di fronte al fieno fresco. Avete presente Nicole Kidman con Jude Law nella celeberrima sequenza di Ritorno a Cold Mountain? Ecco, uguale. Almeno la sublime Julianne Moore con Mark Ruffalo in I ragazzi stanno bene conosceva il dono dell’ironia… In ogni modo, non è il solo pastore che sembra essere particolarmente interessato al reparto dei montoni del suo gregge: Mister Collins è imbarazzante. Fa sembrare virilissimo Ugo Tognazzi nel Vizietto, ho detto tutto… E come da migliore tradizione, ovviamente, cerca di impalmare qualsiasi fanciulla del circondario. Meglio se lontane parenti. D’altronde, gli spazi debbono essere particolarmente ristretti: si sostiene che le mura di Londra abbiano una circonferenza di trecento metri. Quindi Londra ha un diametro di meno di cento. Cioè, voi mi state dicendo che Londra è Piazza Vittorio? Ah, andiamo bene… Bingley è bellissimo, ma non altrettanto acuto, e la stessa cosa vale per Jane. Wickham, poi, sembra passare di lì per caso. Girato malissimo, in modo che appare più che dilettantesco, forse con un cellulare vecchio, chissà?, diretto tremendamente, scritto in maniera abominevole, tratto da un libro che ci si augura sia uscito solo in formato digitale, perché uccidere alberi così è crimine contro l’umanità, poiché il disboscamento globale danneggia inevitabilmente tutti, non c’è traccia in realtà alla fin fine né della Austen né degli zombie, non ha né capo né coda ed è pure banale – come si chiama la pieve dove si rifugiano i morti viventi “aristocratici”? San Lazzaro… – e pretenzioso, si prende sul serio, si ride come pazzi perché è talmente orribile che almeno non piangi, non ha nemmeno il coraggio di essere completamente trash e demenziale – non parliamo poi della parte che dovrebbe essere horror… – ma resta ibrido, irrisolto e incompiuto, non si salvano neppure le musiche o la fotografia… Insomma, una tragedia. E non tocchiamo l’argomento recitazione: Il sangue e la rosa al confronto è interpretato da Oscar Isaac e Jessica Chastain anziché da Gabriel Garko, non so se mi spiego… L’unica consolazione è che Jane Austen è già morta. Nel milleottocentodiciassette. Quasi duecento anni fa. Quindi non ha potuto assistere a questo scempio. E se invece, ovunque ella si trovi, lo ha veduto, sappia che noi le vogliamo bene, ci dispiace per lei e proviamo vergogna per loro. Perché è vero che un classico non finisce mai di dire quel che ha da dire. Ma nessuno ha il diritto di mettergli in bocca parolacce non sue.

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