Libri

“Trame d’infanzia”

6520694_1163102di Gabriele Ottaviani

Seduta sul letto, Riccarda dava un’ultima scrupolosa occhiata alla camera, per controllare che tutto fosse in ordine e nessuna imperfezione rovinasse la sontuosità che amava. Era un diversivo per distrarsi: si sentiva eccitata per quella partenza, ma evitava di indagare come mai ci tenesse tanto. Aveva fatto bene a chiedere a Emma di andare con lei, da sola sarebbe stato impossibile. Doveva togliersi quel peso che la opprimeva e solo tornando ad Allieri ci sarebbe riuscita. Emma non aveva riflettuto a lungo, solo per qualche secondo. – Perché no… – aveva risposto tranquilla. Il viaggio avrebbe sicuramente giovato anche a lei. A Riccarda nella cugina infastidiva quell’ostinarsi a mettere in piazza la violenza, come a volersi convincere di non essere stata compiacente. Lo dimostrava la troppa foga con cui combatteva quotidianamente le molestie sessuali. Riccarda aveva visto su internet il blog di Emma. Era seguito da tantissime donne che avevano subìto abusi e che riconoscevano nei suoi articoli la loro stessa rabbia. Presto però sembravano trovare una maniera diversa di superare il loro trauma. Alcune sparivano dal blog, altre più generose glielo comunicavano: “Grazie a te ho avuto la forza di affrontare il problema e te ne sarò sempre grata. Ma ultimamente leggerti è diventato riaprire la ferita, non mi aiuta e non mi fa andare oltre.” “Il mio analista mi ha convinto che il tuo blog ora non mi aiuta. Leggerlo era la prima cosa che facevo la mattina e l’ultima la sera. Mi dispiace ma devo cancellarmi. Tornerò quando sarò pronta.”

Lucilla Schiaffino, Trame d’infanzia, Voland. Emma e Riccarda sono due donne. Profondamente diverse. Una combatte le ingiustizie, l’altra è pronta a tutto per la bella vita. Oltretutto sono anche parenti. Cugine, per la precisione. Ma non si frequentano da tempo. Da anni. Dodici, a voler essere esatti, quasi didascalici, o pedanti. Ma le cose vanno raccontate sempre per come sono, d’altronde. Si incontrano di nuovo. E il passato, inevitabilmente, riemerge. Meglio, riesplode. Con tutta la forza che hanno le parole per troppo tempo taciute. Sembra cristallo la prosa dell’autrice, semplice, chirurgica e magnifica, per un titolo che riecheggia, mutatis mutandis, Christa Wolf. Ma le due autrici, e i due volumi, non vanno affatto confusi. Si legge d’un fiato, e attanaglia come una morsa. Da cui non si vuole essere lasciati.

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