Libri

“Il gioco della bottiglia”

il gioco della bottigliadi Gabriele Ottaviani

Ho 18 anni e sono la figlia perfetta: studente modello, ballerina di talento, ogni estate in Inghilterra, il mio promesso sposo è un bravissimo ragazzo, i nostri genitori sono amici, le nostre madri sono più fidanzate di noi due, glielo dico spesso per riderci su ed è la verità. Alla maturità prendo 100 e lode, voglio diventare medico e tutti approvano. Faccio il test d’ingresso alla facoltà in scioltezza ma non sono ammessa. È un crash imprevisto che fa crollare il castello. In un solo colpo. Lascio il mio ragazzo e inizio ad andare fuori ogni sera con le mie ex compagne di liceo più scatenate. Siamo quattro ragazze single e un solo mantra: usciamo e ci ubriachiamo. Senza un cocktail in mano non parliamo neanche tra di noi, ma dal primo bicchiere scatta la serata. L’alcol è il mio schermo per entrare in relazione con il mondo. A differenza dei nostri amici maschi, io e le mie amiche abbiamo più paura di stare male, ma pensiamo che è necessario bere per sciogliersi. Me ne faccio tanto, non da coma etilico, ogni sera però sono grandi mischioni: un paio di aperitivi, vino a cena, cocktail e shottini che salgono prima. Altrimenti come faccio a fare la gattamorta e dire a un ragazzo che mi piace? Non sono in grado di sostenere un rifiuto…

Alessandra Di Pietro, Il gioco della bottiglia – Alcol e adolescenti, quello che non sappiamo, Add editore. L’abuso di alcol è un problema. È una banalità tale che sembra assurdo persino dirlo. Il problema è che invece su questi temi il silenzio si macchia di correità. Perché la situazione è certo seria, e va denunciata. Molti giovani (non solo loro, ci mancherebbe) hanno purtroppo, per vari motivi, che possono sembrare futili ma che evidentemente così futili non sono, se succede quel che succede, problemi con l’alcol, che, se consumato in eccesso, fa male. È ovvio. Non solo. Può creare problemi anche a chi il vizio del bere non ce l’ha. Se per esempio si trova a essere investito da una persona che guida in stato di alterazione alcolica. Ricette perfette? Soluzioni impeccabili? Non ve ne sono. Anzi. Su questi argomenti spesso pare che si navighi un po’ tutti a vista. Chi ha un problema e non sa come affrontarlo, e chi dovrebbe risolverlo, ma non ha idee né strumenti. Pene più severe? Proibizioni? Divieti? Servono davvero? O forse è meglio educare, ragionare, mettersi in discussione, fermarsi a riflettere, al di là del qualunquismo? Il libro di Alessandra Di Pietro, ben scritto, è importante per questo. Perché ritrae una realtà. Che non si può far finta di non vedere. E poi perché non dà risposte. Ma fa qualcosa di molto più costruttivo. Pone domande.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...