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“Come un film francese”

copertina-definitiva-Come-un-film-francese1di Gabriele Ottaviani

Ci siamo imbarcate e non abbiamo aperto bocca per tutta la traversata: mute, pensierose, sospiranti, stanche, spaventate, perplesse.

Come un film francese, Roberto Saporito, Del Vecchio. Ormai siamo abituati a tutto. Siamo avvezzi alla decadenza, ma non la percepiamo nemmeno più come tale. Rassegnati, non sappiamo né vogliamo vederla, riconoscerla. Eppure il mondo sembra una bolla: ci siamo assuefatti al brutto, lo consideriamo normale, inevitabile, quasi un male necessario. La società si è raggrinzita su di sé come una foglia morta, accartocciata, schiacciata dal peso dei luoghi comuni. Per evadere non resta che andare al camposanto. Non come ospite però, almeno non per il momento, ma come visitatore. È lì che si incontrano uno scrittore abbastanza acuto ma male in arnese, nonché diversamente sano di mente, e una diciassettenne fuori controllo. E davvero il romanzo di Saporito sembra un film francese: uno di quelli belli però, un gioco equilibratissimo di atmosfere, forte e delicato insieme, avvincente e lirico.

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3 risposte a "“Come un film francese”"

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