Cinema

“Il figlio di Saul”

son_of_saul-620x412di Gabriele Ottaviani

Shlomo Venezia, anni fa, ha scritto sulla sua esperienza Sonderkommando Auschwitz. Lui infatti faceva parte proprio di un Sonderkommando nel campo di concentramento più famigerato della storia. I membri del Sonderkommando erano prigionieri. E persecutori. Costretti a esserlo. Venivano infatti selezionati, per lo più perché forti e in buona salute, per accompagnare gli altri internati nelle docce, farli entrare nei locali a esse adibite, chiudere la porta, far uscire il gas dai bocchettoni, recuperare ogni oggetto di valore dai vestiti abbandonati nell’attesa che le urla dei moribondi si decidessero a chetarsi, aprire, rimuovere i cadaveri (i “pezzi”, come li chiamavano i nazisti), pulire tutto e ricominciare. Con turni massacranti. E avevano vita breve, lavoravano solo tre o quattro mesi di norma. Poi nella camera a gas ci finivano loro. Non potevano rimanere testimoni dello sterminio. Indossavano una giacca che li distingueva inequivocabilmente. Una croce rossa sulla schiena. Una sorta di lettera scarlatta. Un’altra, come se stelle e triangoli vicino al bavero non bastassero. Dovevano essere ben visibili, non ci si poteva sbagliare. Metti che nella confusione per errore qualcuno di quegli uomini morisse non come i tedeschi avevano deciso: sarebbe stato intollerabile per l’organizzazione. D’altro canto, talvolta nonostante la precisione maniacale made in Germany poteva succedere che i forni crematori fossero tutti pieni ma dovessero essere comunque uccise delle persone proprio quel giorno, esecuzioni non rimandabili. Il Sonderkommando serviva anche a questo. Si scavavano fosse, si disponevano sul ciglio della voragine decine di persone denudate a forza, si sparava loro in testa, quelle cadevano nella buca, veniva dato loro fuoco con la fiamma ossidrica e ci si preoccupava anche di riversarvi sopra il grasso che si scioglieva dai loro medesimi corpi perché bruciassero meglio. Come fossero fette d’arrosto. Questo è quello che succedeva. Questo è quello che racconta Venezia. Questo è quello che qualche criminale di immane imbecillità e sconfinata malafede nega. Questo è quello che non si può dimenticare. Mai. Soprattutto in questi tempi. Soprattutto in questi giorni, in cui si legge sui quotidiani che in certe librerie della Germania è tornato sugli scaffali il Mein Kampf di Hitler. In cui si rischia sempre più che la memoria svanisca, perché finiscono i diretti testimoni. Questo è quello che racconta Il figlio di Saul (che non è in questo caso Is-Bàal come ci insegna la Bibbia, primo e più immediato riferimento). Ovvero, quando la parola capolavoro non solo non è una iperbole, ma è riduttiva. Una fotografia e una colonna sonora che ti strappano il cuore. Una ricerca stilistica, visiva e sonora impressionante. Una resa filmica devastante e maestosa, nello stesso claustrofobico e potentissimo formato di Mommy. Una regia formidabile e una sceneggiatura poderosa persino nei silenzi. Un’interpretazione, quella del protagonista, attore, scrittore, musicista, regista, poeta ungherese che vive a New York, Géza Röhrig, semplicemente sublime. Vediamo tutto accanto agli occhi di Saul, perché vediamo anche lui. Saul, che fa parte di un Sonderkommando. Saul, che deve raccogliere morti dalla camera a gas. Saul, che si accorge che un bambino non è morto. Saul, a cui il bambino è soffocato a mani nude davanti agli occhi. Saul, a cui è chiesto di portare il cadaverino dal dottore per fare l’autopsia, perché non è normale che non sia morto col gas sotto alle docce. Saul, che in quel cadaverino crede di riconoscere suo figlio. Saul, che si porta via quelle misere spoglie per dare loro degna sepoltura. E per questo fa davvero di tutto. Devastante. E imprescindibile. Vedere Il figlio di Saul, al di là del fatto che si tratta di un’opera magnifica e che probabilmente, se c’è una giustizia, si aggiudicherà ogni premio possibile, dall’Oscar in giù, è, banalmente, un dovere. Etico. Civile. Morale.

Standard

Una risposta a "“Il figlio di Saul”"

  1. Pingback: “La voce dei sommersi” | Convenzionali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...