festa del cinema di roma

“Alaska”

alaska-elio-germano-720x440di Gabriele Ottaviani

Alaska. Che non è lo stato che la Russia nel milleottocentosessantasette vendette agli USA, con capitale Anchorage. No, è il titolo del film di Cupellini. Uno dei registi di Gomorra. Ma la serie tv è tutta un’altra cosa. Qui l’originalità è come la temperatura minima da Potenza, dove la stazione meteo non funziona più da quel dì. Non pervenuta. Fausto, Nadine e le loro solitudini si incontrano sul tetto di un prestigioso albergo di Parigi. Si prendono. Si lasciano. Si prendono. Si lasciano. Si prendono. Si lasciano. Si prendono. Si lasciano. Tira. Molla. Molla. Tira. E così via. Verso l’infinito e oltre. Elio Germano è bravo, ma questa non è una novità. Gli altri meno. E lo stacco si sente. Il problema, poi, è che si va in accumulo, non ai livelli di Susanne Bier, però il film è sfuggito di mano. Capitano tutte a loro. Sempre le stesse cose, ma tutte. Tutte tutte tutte. Mancano giusto locuste, rane e moria delle vacche. La costruzione c’era, il materiale pure, ma dura centoventicinque minuti. Ossia una quarantina di troppo. Un gran peccato.

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Una risposta a "“Alaska”"

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