Intervista, Teatro

“Sirene confuse” – Intervista a Siddhartha Prestinari

prestinaridi Gabriele Ottaviani

L’abbiamo già vista tante volte in scena, e ora noi di Convenzionali siamo davvero felici di intervistarla. Diamo il benvenuto sulle pagine del nostro blog a Siddhartha Prestinari.

Che spettacolo è Sirene confuse?

È un contenitore dove prosa, musica, arte visiva e poesia si fondono. È la ricerca di una nuova grammatica, di modo che tutte queste forme espressive di arte possano convergere in un unico linguaggio narrativo.

Come è nata l’idea di questo progetto e cosa l’ha colpita e spinta a parteciparvi?

Innanzitutto tornare al fianco di un amico e di un artista che stimo molto: Attilio Fontana. È un artista completo, un autore e poeta di grandissima levatura: il progetto di per sé molto ambizioso, il taglio che intendevamo dargli, il gruppo di lavoro che si è formato sono tutti elementi che mi hanno subito conquistata.


Quale sensazione vorrebbe che il pubblico portasse via con sé una volta lasciato il teatro dopo aver assistito allo spettacolo?

Mi piacerebbe arrivare al cuore degli spettatori, è sempre il mio obbiettivo, che sia commedia o dramma, mi piace come Cupido lanciare una freccia e fare centro. Immaginare che lo spettacolo rimanga addosso con un personaggio o un’emozione da decifrare o anche un punto di domanda è la soddisfazione più grande per me.

Lei ha dimostrato sempre una grande versatilità in scena, e anche nella scorsa stagione teatrale l’abbiamo vista in più occasioni sul palco, dando voce e corpo a personaggi pure tra loro molto diversi: cosa vuol dire per lei recitare?

Giocare, mangiare, respirare, essere, non posso farne a meno. La mia creatività è sempre in fermento. Archivio tutto: uno sguardo, una camminata, un dialogo rubato alla fermata della metro, lo stralcio di un libro. In primo luogo recitare per me significa osservare il mondo e poi tentare di indossarlo e interpretarlo a modo mio.

Si sente più a suo agio quando interpreta ruoli di donne che caratterialmente, o per la visione del mondo e delle cose, le somigliano, oppure personaggi con cui ha meno in comune?

Dipende, talvolta i personaggi più vicini all’interprete rischiano di essere i più insidiosi. Credo che la difficoltà per un interprete di “trovare” il personaggio sia determinata dal regista con il quale si lavora, dal suo approccio alla ricerca, dalla chiarezza delle sue idee ed intenti. Non tutti i registi sanno dirigere bene gli attori.

La sua magistrale ed emozionante interpretazione della governante di Maria Callas è entrata nel cuore di tutti coloro che hanno assistito allo spettacolo: che cosa significa quella pièce per lei?

… Grazie, mi lusinga molto. Vissi per Maria è parte di me, c’è un bisogno fisiologico di metterlo in scena. Ogni volta è come la prima volta e mai come in questo spettacolo il mio obbiettivo è catturare l’attenzione, la curiosità, la fantasia dello spettatore e portarlo con me in una piccola favola. Interpretare Bruna è il modo in cui mi piace recitare.

Di recente l’abbiamo vista, purtroppo solo per pochi secondi, in un bel film di uno dei migliori registi italiani contemporanei, una pellicola che ha avuto una vicenda produttiva e distributiva a dir poco travagliata ma che finalmente, dopo anni di successi all’estero, è uscita in sala anche in Italia: La bella gente, di Ivano De Matteo. Che ricordo ha di quell’esperienza?

Ivano mi aveva chiesto di partecipare con quel piccolo cammeo ed io naturalmente ho accettato. La bella gente è un film che conosco bene perché prodotto dal mio compagno e ahimè ho vissuto sulla mia pelle le difficoltà di cui accennava sopra. Era l’ultimo giorno di girato, la troupe era malinconica ma c’era nell’aria la consapevolezza di aver fatto qualcosa di bello, peccato aver atteso tanto!

Quale pagina non ha ancora scritto della sua vita?

Tante per fortuna. Lavorativamente parlando punto l’America, porterò la Callas lì, visto che nel nostro Paese è tutto così difficile e demotivante, vado dove il nostro lavoro è apprezzato e sostenuto, dove è possibile respirare a pieni polmoni. Come persona ho molto da imparare e per fortuna la risma di carta è piena.

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