Cinema, dvd

“Sette giorni a maggio”

7_giorni_a_maggio_burt_lancaster_john_frankenheimer_005_jpg_sgbrdi Gabriele Ottaviani

Stati Uniti e Unione Sovietica firmano la pace. La strategia della tensione e la guerra fredda non hanno più ragione di esistere. Le testate nucleari sono solo un pericolo per l’umanità, dunque basta. Via col disarmo. Ma come tutti i settori industriali anche quello bellico è un grande bacino di posti di lavoro, nonché di voti, e la sua generale dismissione crea malcontento, crisi, disoccupazione, instabilità, condizioni che vanno a comporre un mosaico di emotività e reazioni inconsulte difficili da controllare per il loro propagarsi come il movimento nel gioco del domino, quando una tessera si porta giù man mano tutte le altre, e al tempo stesso importanti da gestire per chi voglia cavalcarne la forza propulsiva per i suoi loschi scopi. Come un generale guerrafondaio che tenta il golpe, per esempio. Ma naturalmente ci sono anche i buoni, nella fattispecie un colonnello di fede democratica che avverte il Presidente e inizia un’inchiesta, ardua a completarsi, e che deve trovare la sua compiutezza in poco tempo. Sette giorni. A maggio. Nel millenovecentottanta. Ma il film esce poco dopo l’assassinio di JFK. Oltre quindici anni prima. Disponibile in dvd con il doppiaggio originale dell’epoca, che vede protagonisti nomi di spicco come Emilio Cigoli, Giuseppe Rinaldi e Giorgio Capecchi, Sette giorni a maggio è magnifico e potente fin dai titoli di testa, in cui si inquadra il testo della costituzione degli USA, è uno dei più importanti e migliori esperimenti di fantapolitica, sottile, ironico, inquietante e avvincente, si fonda su un cast di prim’ordine e sempre in parte in cui si stagliano Ava Gardner, Burt Lancaster, Kirk Douglas, Edmond O’Brien, che grazie al ruolo del senatore Raymond Clark si aggiudica il Golden Globe, e Fredric March, David di Donatello al miglior attore straniero nel millenovecentosessantaquattro, ha per soggetto il romanzo di Knebel e Bailey, si regge su una sceneggiatura solida ed è diretto da John Frankenheimer. Sì, lo stesso di E il vento disperse la nebbia, L’uomo di Alcatraz e Va’ e uccidi. Ovvero The Manchurian candidate. Quello bello, ovviamente. Quello con Angela Lansbury, insomma. Non l’altro.

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