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“Francesco e i pentecostali”

2.Cover.Francesco e i pentecostali 2di Gabriele Ottaviani

Oggi si incontra l’impossibilità di concepire visioni globali e univoche del mondo. L’idea della “morte di Dio” (Nietzsche) ha procurato l’eclissi di ogni riferimento stabile e metafisico sia al sistema religioso che alle categorie interpretative della realtà. L’“essere” non ha più coerenza e forza dimostrativa. Sembrano aver perso ogni legittimazione i “meta-racconti”, l’illuminismo, l’idealismo, il marxismo (cf. J.F. Lyotard). Il “soggetto” uomo non è più il cartesiano cogito, ergo sum, ma si è ridotto al dasein di Heidegger, «l’essere bruciato dal tempo». Il discorso “etico”, essenziale per la sopravvivenza dell’uomo, si svolge ormai “al di là del bene e del male”. Il capitalismo contemporaneo è perciò sfrenato. La postmodernità è frutto ed è artefice dei «sistemi totalitari che producano l’elusione dell’uomo, escludendo l’uomo concreto come soggetto dell’esperienza del mondo», direbbe V. Havel. E il mondo sembra essere rimasto senza certezza e la Chiesa senza fede. Nell’epoca della scienza sperimentale si pensa che la “metafisica” non abbia ragione d’essere. L’idea di un Essere assoluto e immutabile non entra più nei percorsi del pensiero umano. Nella Chiesa sono stati emarginati tutti coloro che erano capaci di pensiero critico, impedendo così un responsabile discorso di fede e favorendo un analfabetismo religioso di comodo. Nell’attuale supremazia del capitalismo, si va alla ricerca di assicurazioni mondane trascurando l’idea di salvezza dell’uomo. A motivo della globalizzazione, la società multietnica accoglie la diversità piuttosto come separazione che come integrazione. E c’è il grande smarrimento. L’uomo d’oggi sembra rimasto senza ripari e senza speranza. Eppure, magari inconsapevolmente, l’uomo del nostro tempo cerca ancora una scorta per difendersi dagli attacchi del tempo e dalla malvagità della storia. Rimane intatto il Vangelo e infallibile. In Gesù di Nazareth non è tanto l’uomo che viene divinizzato, quanto Dio che viene umanizzato. E questo perché «Dio ama di amore eterno» (Ger 31,3) l’uomo. L’incontro di Dio con l’uomo è unicamente una creazione d’amore. E l’uomo ha il benessere del vivere e la fiducia, se si sforza di fare sempre la pace. La gioia della vita è l’amore reciproco. Dio ama infinitamente e diventa pertanto totale dono di sé.

Il movimento pentecostale è una delle denominazioni cristiane che afferiscono alla vasta area della chiesa evangelica: se ne è cominciato a parlare con precisione in questi termini intorno alla fine del diciannovesimo secolo, a partire dall’esperienza di alcune chiese battiste e metodiste nordamericane. In Italia durante il fascismo il culto pentecostale fu oggetto di una disposizione ad hoc che lo vietava in quanto considerato costituito di “pratiche contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza” e perseguitato, ma rimase non ammesso anche per diversi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Spesso e volentieri se ne è parlato utilizzando la definizione di setta, rigettata da papa Francesco, che ha chiesto scusa per questo epiteto, e in un discorso tenuto a Caserta lunedì ventotto luglio duemilaquattordici in occasione dell’incontro con la locale comunità pentecostale ha posto le basi per un nuovo inizio, una nuova unità, nel rispetto delle reciproche specificità e nel solco di quella teologia dell’accoglienza e della diversità riconciliata che sta caratterizzando in maniera sempre più significativa il suo pontificato: Francesco e i pentecostali – L’ecumenismo del poliedro, edito da Il pozzo di Giacobbe, scritto da Raffaele Nogaro, vescovo emerito del capoluogo campano, di cui Roberto Saviano, per la sua lotta contro la camorra, ha detto che è “una sorta di figura epica”, e Sergio Tanzarella, con prefazione del pastore pentecostale Giovanni Traettino, è il racconto denso, interessante, documentato, preciso e fluido di questa storia. Da leggere.

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