venezia 72

“Abluka”

60105-il-film-abluka-frenzy-del-regista-600x315-2di Gabriele Ottaviani

Turchia, Istanbul. La metropoli fra Oriente e Occidente, la città-ponte in continua espansione, il luogo della memoria e del futuro, l’agglomerato urbano da milioni di persone fatto di vicoli e strade a sei corsie, centro storico e periferia, un parco-simbolo, cani randagi, straccivendoli e grattacieli. È questo il contesto in cui si muove Abluka (Frenzy), ovvero Follia, che ruota intorno a Kadir, che dopo due decenni circa esce di prigione. O meglio, sono le autorità a farlo uscire. Perché chiedono il suo aiuto. La città è agitata da una febbre violenta e terroristica, e per il protagonista l’impatto con un mondo cambiato (“Vent’anni fa” – dice – “faticavamo a portare a casa il pane, ora la gente teme per la propria vita e se ne sta seduta a fare cose strane”) sarà anche occasione per un bilancio sofferto con quelli che sono gli affetti che ritiene più cari, e che, col passare del tempo, sono diventati altre persone. Ha degli elementi di originalità, il film di Emin Alper, a tratti comunque un po’ macchinoso, e il montaggio lo rende più variegato di quanto non sarebbe stato altrimenti: soprattutto però la tematica politica non appare approfondita come forse si sarebbe potuto e dovuto.

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