venezia 72

“The Danish Girl”

the-danish-girl-film-2016di Gabriele Ottaviani

Vivere. Esistere. Essere. Quel che si è. Con un corpo che rispecchi il cuore. Einar non ha avuto questa sorte dalla nascita. Ha dovuto operarsi, e ha perduto la vita per diventare Lili. È una storia vera. Quella del primo uomo che si è sottoposto a un ciclo di interventi per diventare donna. Anche fuori. Lili è The Danish Girl, di Tom Hooper, che conosce il mestiere di regista. Lili è un sensazionale Eddie Redmayne (la nomination è quasi certa, e se tanto mi dà tanto ritroveremo agli Oscar anche Julianne Moore con la sua omosessuale morente prossima ventura: per la serie “ci mettiamo d’impegno per farvi piangere”) a cui basta un battito di ciglia per colorare una gamma pressoché infinita di sentimenti. Il dolore. La paura. La vergogna. Il sentirsi anormali. Diversi. Sbagliati. La speranza. La ricerca di aiuto. Il desiderio di pace. L’amore. Accanto a lui una formidabile Alicia Vikander, che dà corpo e anima a una donna che vede suo marito prendere coscienza di sé, accettarsi finalmente dopo tutta una vita, e combatte per lui. Con lui. Lo tiene per mano. Una prova improba. Ma lei c’è. Perché quando ami resti. Rimani. Stai. Lì. Dove devi. Soprattutto quando è più dura. Sono capaci tutti di amare quando non c’è nemmeno un problema, sai che sforzo. Quando Lili le dice che ora può smettere di preoccuparsi, lei risponde che non si abbandonano dalla sera alla mattina le vecchie abitudini, e si limita a uno sguardo, quando la domanda è in merito a cosa abbia fatto mai Lili, per ricevere tutto quell’amore. La fotografia, le luci, i costumi, la sceneggiatura, gli ambienti che sembrano dipinti (marito e moglie sono artisti, bella contiguità narrativa), il resto del cast, in cui spiccano Matthias Schoenaerts nel ruolo del primo amore negato di Redmayne, Ben Whishaw e Amber Heard: non si riesce a trovare un aspetto che sia meno che magnifico. Emozionante. Per non commuoversi bisogna non avere l’anima.

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3 risposte a "“The Danish Girl”"

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