Farah è bellissima, ha diciott’anni, ottimi voti, due genitori amorevoli che si rivedono in lei quando avevano la sua età, ma che, com’è normale che siano, sono preoccuparti per il suo bene, è innamorata di un ragazzo e della musica: non fa niente di male. Vuole solo sentirsi libera. Ma nella Tunisia del duemiladieci, dove basta che il verso di una canzone dal connotato politico, che sia palese o sfumato sotto il velo poetico della metafora, per rischiare di finire stritolati nella morsa di una giustizia che di giusto non ha neanche un grammo. À paine j’ouvre les yeux (Appena apro gli occhi) è un film intenso e struggente, ben diretto e interpretato. Da vedere.
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