Cinema

“La bella gente”

manifesto_LABELLAGENTEdi Gabriele Ottaviani

La bella gente, di Ivano De Matteo. Anno di produzione duemilanove. Ovvero sei anni fa. Venne presentato nel corso della ventisettesima edizione del Festival del Cinema di Torino, e piacque. Tanto che fu venduto all’estero, dove l’accoglienza è stata generalmente più che positiva. E non si fa fatica a crederlo. Probabilmente piacerà di meno infatti proprio in Italia, dove finalmente, dopo una vicenda produttivo-distributiva a dir poco sofferta, esce il ventisette agosto prossimo venturo, e non solo perché, per definizione, nemo propheta in patria. Ma perché è costruito in maniera sottile, asciutta, poco graduale nella rappresentazione del dinamismo dei sentimenti e delle azioni, narrativamente stuzzicante per palati che apprezzano il cinema francese più che quello nostrano. In ogni modo, è un buon film, e la cifra di De Matteo si vede tutta. Bella fotografia (non che sia difficile, inquadrando sovente lo splendore cinto di verdeggiante lussuria della rupe d’Orvieto), buon ritmo, una scrittura evidentemente femminile (la firma è di Valentina Ferlan), tesa e irritante, con qualche scombiccheratura, inverosimiglianza e imprecisione – ma quando si sono messi insieme Susanna e Alfredo, al liceo o all’università? No, perché uno dice una cosa, l’altra un’altra… – e diversi ottimi guizzi. Come nell’ottimo Gli equilibristi, col magnifico Valerio Mastandrea, o in un’altra sua pellicola, molto più di impatto, con un finale mozzafiato – qui invece si gioca con altre sfumature più tenui e dilatate – I nostri ragazzi, il tema di base è l’ipocrisia. Le vedute a parole sono amplissime, ma quando si toccano gli affetti più cari… Se in quel caso però la costruzione era più marcatamente dipolare (i “buoni”, quelli “di sinistra”, i radical chic pronti all’accoglienza, ossia Giovanna Mezzogiorno e Luigi Lo Cascio, in realtà non vogliono denunciare il figlio che si è macchiato del turpe crimine, passo che invece sono pronti a compiere gli imborghesiti Alessandro Gassmann e Barbora Bobulova, che funzionano ancor meglio dell’altra coppia, comunque valida), qui il fulcro dell’azione è Monica Guerritore. Assistente sociale con studio a Roma, nel quartiere “bene” di Prati, in Via delle Medaglie d’Oro, proprio all’inizio, all’incrocio con Via Andrea Doria e Piazzale degli Eroi (dalle finestre si distinguono nitidamente la fontana dai vari zampilli e la mole dell’Ospedale Oftalmico), si occupa di donne maltrattate – compare per un attimo anche la bella e brava Siddhartha Prestinari – e quindi quando sulla statale che conduce al casale di campagna dove passa le vacanze col marito, la più positiva delle figure del film, Antonio Catania, vede una ragazzina – la bravissima Victoria Larchenko – di nome Nadja preda del suo protettore non ci pensa un attimo a portarsela a casa, per lo sdegno dei suoi amici arricchiti, Iaia Forte (che con Monica Guerritore ha condiviso diversi set, si pensi solo, in tv, ad Amanti e segreti) e Giorgio Gobbi, e la perplessità del figlio, l’eccellente, comme d’habitude, Elio Germano, con annessa fidanzata, pariolina, insopportabile e piuttosto gelosa, al seguito, una convincente, come tutto il cast, Myriam Catania, che interpreta Flaminia, classico esempio di ragazzina che ritiene che ogni cosa al mondo le sia dovuta. Praticamente, basta fare un giro tra Ponte Milvio e Piazza dei Giuochi Delfici e se ne trovano tutte le epigone desiderabili…

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3 risposte a "“La bella gente”"

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