Teatro

“Piccolo e squallido carillon metropolitano”

Piccolo-e-squallido-01Pubblicazione a cura della redazione del comunicato stampa

Avamposto Teatro

presenta

Piccolo e squallido carillon metropolitano

Sabato 29 Agosto ore 21:00

Fontanone del Gianicolo
Via Garibaldi, 30
00153 ROMA

Testo e Regia: Davide Sacco

Con:
Orazio Cerino
Giovanni Merano
Eva Sabelli

Organizzazione: Ilaria Ceci
Scene: Luigi Sacco
Costumi: Silvia Tagliaferri
Luci: Francesco Barbera
Addetto stampa: Marta Scandorza – F/M PRESS

PREMIO MIGLIOR ATTORE a ORAZIO CERINO – La corte della formica, Teatro Bellini – 2013

PREMIO SPECIALE MIGLIOR SCENOGRAFIA a LUIGI SACCO – La corte della formica, Teatro Bellini – 2013

Sinossi: Un nucleo familiare lesionato nel suo nocciolo e in cui il disagio, la solitudine quanto l’affetto sono protagonisti della scena. Tre fratelli abbandonati a se stessi, ma che contemporaneamente, per alcuni versi, sentono il peso del dovere, della responsabilità. Soli, senza un genitore che possa supportarli, soli a fare i conti con i problemi di un’esistenza e di una società per le quali il ritardato o l’omosessuale sono ai margini. «Ci si abitua ai dolori che la vita ti costringe a buttare giù, ci si abitua a tutto: alla fame, alla miseria, alla solitudine; ci si abitua a tutto». Sono queste le parole pronunciate da uno degli attori. Ci si abitua al degrado, a vivere in uno spazio claustrofobico, alla sporcizia, a dover dormire due ore a notte per portare i soldi a casa. Simbolo del loro isolamento è, senza ombra di dubbio, un pesce rosso in un’ampolla che da anni dorme; ovvero è morto. Metafora del bisogno di racchiudersi in un luogo ovattato e protetto, come quelle quattro mura di un monolocale, perché, come sottolinea sul finale uno degli attori, «Siamo soli, questa è la verità. Tutti quanti, soli. (…) Siamo lontani, soli nelle nostre ampolle di vetro.»

Note di regia:

Siamo nel mondo dei fragili, degli inadatti, degli sconfitti. Siamo in una periferia, una delle troppe delle tante fabbriche di cemento e vomito, di ignoranza e paura. Si vive nel degrado dei sogni, nella paura di se stessi; vivere è una faticoso atto di coraggio. In uno scenario lunare da catastrofe dei sentimenti una bambina troppo vecchia si crea un suo mondo, un specchio opposto votato al bello, come un pesce in un acquario lontano da tutto e tutti, ma abbastanza vicino da capire l’orrore dell’isolamento, dello squallore, della violenza. Una storia d’amore tra fratelli, nel senso più ampio del termine, una storia d’amore sul limite del giudizio e del perdono, sul limite della ghettizzazione e della accettazione. Un piccolo carillon metropolitano.

(Davide Sacco)

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