premio goliarda sapienza

Premio Goliarda Sapienza – Intervista a Silvana Mazzocchi

di Gabriele Ottaviani

Scrittrice e giornalista, firma di “Repubblica”, è una dei tutor del Premio Goliarda SapienzaRacconti dal carcere: Convenzionali ha il piacere di intervistare Silvana Mazzocchi.

Cosa l’ha particolarmente colpita di questo progetto?

L’idea di contribuire a un concorso che, finalmente, dia ai detenuti la possibilità di esprimersi con la parola. Guardarsi, raccontare spezzoni della loro vita “di dentro”, il dolore, lo sperdimento, l’angoscia… Tutto questo può non solo servire a riflettere , ma anche a produrre lampi di speranza.

Quando ha letto per la prima volta qualcosa di Goliarda Sapienza, cui il premio è intitolato? E cosa l’ha colpita di questa figura così importante nella storia letteraria italiana – e non solo – ma di cui sovente così poco si parla?

Il suo libro che più mi ha colpito è stato proprio L’Università di Rebibbia. Era la metà degli anni Ottanta. Qualche tempo prima Goliarda Sapienza era stata arrestata per il furto di alcuni gioielli. Fu rinchiusa nel carcere femminile, aveva cinquantaesi anni e, fino ad allora, era stata una benestante signora abituata a vivere serenamente nel suo ambiente intellettuale. In quel libro scelse però di raccontare “l’altro mondo”, quello del carcere, con le detenute che aveva incontrato, donne dolenti e colme di rabbia tanto diverse da lei, ma capaci di infonderle un sentimento che l’avrebbe accompagnata dopo quell’esperienza: una vicinanza umana, un calore, una ricchezza straordinaria, in termini di conoscenza e di umanità. Goliarda Sapienza era una scrittrice anticonformista, una personalità forte e controcorrente. Si deve, forse, a queste sue caratteristiche, il relativo oblio al quale è stata condannata nonostante i suoi tanti libri, tra i quali io prediligo L’arte della gioia.

Cosa la emoziona più di tutto quando legge un racconto, un romanzo o una poesia?

La capacità di chi scrive di aprire una finestra su fatti e sentimenti, attraverso cui far passare l’interesse, il coinvolgimento, l’emozione appunto.

Che differenza c’è, se c’è, secondo lei, tra la scrittura propriamente narrativa e quella giornalistica?

La narrazione non è cronaca e raccontare non vuol dire informare. È però vero che spesso un romanzo può aiutare non solo a conoscere, ma a “sentire” la realtà più di un pezzo giornalistico. C’è poi la questione di quanto la narrativa sia determinante per la formazione socioculturale di ciascuno di noi. E il tema, rilevante, dell’importanza della lettura fin dai primi anni di vita.

In cosa consiste il suo ruolo di tutor?

Nel presentare il racconto del detenuto, nel mio caso una detenuta, cercando di cogliere non solo l’essenza del contenuto, ma anche il retroscena delle parole scritte. Che non sono soltanto parole,  ma vita vissuta intrecciata a quel particolare dolore che deriva dalla mancanza di libertà. Ho scritto privatamente all’autrice del racconto e, se non prima, spero di incontrarla di persona nella giornata della premiazione, in novembre, quando saranno presenti tutti i finalisti.

Cosa pensa della situazione carceraria italiana?

Che dire? Il sovraffollamento è oggi meno drammatico di qualche tempo fa. Attualmente la popolazione carceraria è di 52.000 unità a fronte di una capacità di 45.000, ma si deve considerare che siamo arrivati anche a contare 70.000 detenuti. Intanto rimane comunque altissimo (il 68%) la percentuale dei reclusi che, una volta scontata la pena, torna a delinquere. Il che la dice lunga sul punto cruciale della questione: le scarse garanzie di sicurezza che questo carcere produce. Sarebbe dunque necessaria una riflessione “laica” sul tema,  per cercare di conciliare l’esigenza umanitaria (vale la pena di ricordare le condanne europee al nostro sistema carcerario) con il diritto dei cittadini alla sicurezza. Tenendo bene a mente che, secondo la nostra Costituzione, la finalità del carcere è il reinserimento dei detenuti nella società.

Che consiglio darebbe a chi volesse scrivere?

Non basta, credo, raccontare ciò che si conosce. È necessario lavorare su di sé, comprendere quello al quale, veramente, siamo interessati. In breve, con quale sguardo guardiamo la realtà, i sentimenti… Solo così si può avere la capacità di esprimere qualcosa di autentico.

A suo avviso quali cause possono portare un individuo a compromettere a tal punto la propria libertà da finire in carcere? Frustrazione, desiderio di riscatto, una indole più incline alla trasgressione delle regole…?

Non so rispondere a questa domanda. Il rischio è la generalizzazione. Ogni esistenza ha un suo percorso e segue vie non certo lineari. Penso però che, per le stesse ragioni, le pene non dovrebbero  essere decise soltanto in termini quantitativi, di carcere da scontare. Ci possono essere altri modi: sanzioni pecuniarie anche alte (quando possibile); lavoro a favore della collettività, detenzione domiciliare allargata e assicurata…

Cosa spera che rappresenti questa iniziativa per il pubblico e nel dibattito culturale italiano?

La nostra società tende a considerare il carcere una discarica nella quale rinchiudere chi deve espiare la pena. Punto. Ma il mondo di dentro non è separato dal resto della società; se si considera che la maggior parte dei (tanti) suicidi in carcere avviene nella prima settimana di detenzione, si ha la misura del confine enorme che rappresentano quelle mura. È dunque importante qualsiasi forma di dialogo, di conoscenza e di riflessione che riesca a mettere in comunicazione l’universo carcerario e la società. Spero che questa iniziativa (del resto lo ha già dimostrato con le passate edizioni) possa rappresentare, sia per i finalisti sia per tutti coloro che hanno partecipato e parteciperanno al premio, uno stimolo a scrivere e, più in generale, possa segnare un passo avanti verso la realizzazione di quel reinserimento auspicato dalla nostra Costituzione.

Standard

Una risposta a "Premio Goliarda Sapienza – Intervista a Silvana Mazzocchi"

  1. Pingback: “Fuori” | Convenzionali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...