Cinema

“Çapulcu – Voices from Gezi”

capulco_voices_from_gezi-620x400di Gabriele Ottaviani

Da fine maggio, ossia dal secondo anniversario degli eventi che narra, è liberamente disponibile online cliccando questo link, ed è un documentario molto interessante, da vedere. Dura un’ora, è asciutto, preciso, puntuale, costruito armoniosamente, ha ritmo e piglio. Realizzato col patrocinio di Amnesty International, ha girato molti festival, e ha ottenuto numerosi riconoscimenti, anche da Legambiente. Firmato da Benedetta Argentieri, Claudio Casazza, Carlo Prevosti, Duccio Servi e Stefano Zoja, parla di un parco, e dunque della vita. Se scrivi un libro, fai un figlio e pianti un albero sei immortale, diceva qualcuno: Çapulcu – Voices from Gezi racconta invece di chi gli alberi li vuole abbattere, uccidendo un simbolo identitario, un luogo unico, una memoria, e non solo. D’altro canto, c’è chi però a quegli alberi tiene, e per salvarli resiste. Anzi, meglio, si rivolta: perché come pressappoco dice la prima delle voci – tante e varie, allegri o tristi, vibranti o calme, di studenti o professionisti – che ascoltiamo in questa particolare e particolareggiata antologia, proponendo una interessante riflessione, il concetto di resistenza – parola laica e sacra, se si pensa alla storia del nostro Novecento – di per sé ha una sfumatura negativa, passiva, mentre quello di rivolta è positivo, o meglio propositivo, denota un impegno a non arrendersi,  a cercare di cambiare le cose in prima persona, senza lasciarsi trascinare dalla corrente, restando con la schiena dritta. Siamo a Istanbul, è il duemilatredici: Gezi Park esiste dal millenovecentoquaranta, quando il serraglio ottomano Taksim, ricordato ora dall’omonima piazza, viene abbattuto per fare spazio a un’area verde di cui ora rimangono pochi acri, per l’appunto Gezi Park. Venduto ai capitali stranieri per farne un centro commerciale: un capitolo in più nel libro della gentrificazione selvaggia di Istanbul, per la quale non si guarda in faccia a nessuno, men che meno ai più bisognosi. All’inizio, come sovente accade, nessuno ci crede, sarà l’ennesima grande opera incompiuta, progettata e mai realizzata, si dicono i cittadini: una storia come quella del terzo ponte, più o meno. Ma invece le ruspe vanno avanti, e allora monta la protesta, pacifica: gente che non sarebbe mai andata nel parco, o non così di frequente, che spontaneamente ci si reca, ci torna, preoccupata di non poter più da un giorno all’altro passeggiare sotto quelle chiome frondose, ci organizza concerti. Ma il governo, il partito islamico-conservatore di Erdogan, l’AKP, (Libertà e Sviluppo), per la prima volta dopo tredici anni, nel duemilaquindici, senza maggioranza assoluta, parla di una cospirazione. Nel movimento si sono riconosciute e amalgamate varie istanze, come per esempio la lotta per i diritti civili, è diventato qualcosa in più di un semplice – si fa per dire… – comitato per la difesa di un parco. E la politica, invece che mettere su un tavolo di discussione, organizza la repressione. Violenta. Una vera e propria resa dei conti (è questo il titolo di uno dei capitoli del film, che parte naturalmente dall’inizio e indaga anche quella che viene definita la “piaga sociale” della faccenda) a cui i media locali, stranamente, non hanno dato molto risalto. Ma ormai Internet può supplire agevolmente a certe mancanze… Da vedere.

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2 risposte a "“Çapulcu – Voices from Gezi”"

  1. Pingback: “Innocence of memories” | Convenzionali

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