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“Le ultime gocce di vino”

ULTIME-GOCCE-DI-VINO140x210-BANDELLE-NO_Layout-1di Gabriele Ottaviani

La mia mente era silenziosa come la neve che cade nell’aria immota. Mi alzai e guardai meglio. Allora, come il manto candido dell’inverno precipita dai fianchi delle montagne e si scioglie in acqua, mi investì l’angoscia per tutti gli uomini mortali, un’angoscia così grande che non riuscivo a contenerla.

Le ultime gocce di vino sono quelle che alla fine del simposio venivano lanciate dalla coppa sul cui fondo giacevano per colpire un bersaglio. Era il gioco del cottabo, che concludeva ogni banchetto. Le ultime gocce di vino danno il titolo a un romanzo bellissimo, monumentale, variegato, che partendo dal particolare parla di temi universali, alcuni dei quali, come per esempio l’omosessualità, sono evidentemente cari all’autrice, Mary Renault, che pressoché per tutta la vita unirà il suo destino a quello di Julie Mullard, che conobbe, e della quale si innamorò, durante gli studi per diventare infermiera, nell’Inghilterra dei primi decenni del Novecento. Castelvecchi pubblica, con la bella traduzione di Giovanna Cappuccio e Stefano Musilli, un romanzo che parla di vita e di morte, un Bildungsroman che scaturisce dai contrasti e al tempo stesso un’opera che profuma di decadenza, perché lo splendore della Grecia della classicità sta avvizzendo, negli ultimi anni del quinto secolo avanti Cristo, quelli raccontati dalle memorie di Alexias, protagonista caratterizzato in modo mirabile, ateniese scampato a morte certa grazie agli Spartani e alla peste. Il giorno in cui nacque suo padre aveva perso il fratello minore, ventiquattrenne, Alexias anche lui, morto suicida per compiere l’ultimo viaggio insieme a Filone, il ragazzo che amava, stremato dalla malattia. Il caso lo salvò dalla classica fine che fanno tutti gli esposti: il caso, la sorte, il destino, il Fato, la Moira, gli Spartani, la peste. Non sono in molti a poterlo dire. Alexias sì. Già questo lo rende eccezionale. Come questo romanzo.

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