Libri

“Gli eroi della guerra di Troia”

download (6)di Gabriele Ottaviani

La favola della vergine sacrificata ci racconta invece cose mirabili e talvolta consolatorie. Tra queste, c’è anche la notizia che Ifigenia e Achille si amarono per davvero. Il matrimonio che Ulisse aveva evocato solo per ingannare Clitennestra si sarebbe compiuto davvero. Anche il musicista settecentesco Cristoph Willibald Gluck adotterà questo happy end nella sua opera Ifigenia in Aulide. Questa soluzione sentimentale tra l’altro piacque pochissimo a Richard Wagner. Achille, in effetti, è un personaggio poco adatto a essere inserito in un idilliaco quadretto amoroso. I suoi amori furono in genere smodati e violenti. E furono spesso collegati, in diverse maniere, alla morte. tra l’altro, molti amori di Achille furono omosessuali, ma questo non ci sorprende: la bisessualità era comune, sia nel mito sia nella realtà quotidiana dei greci. Anche se non era comune viverla alla maniera selvaggia di un Achille. Raccontiamo solo un episodio che riguarda il più giovane tra i figli di Priamo, il bellissimo Troilo. Il mito racconta che, compiuto il rito del sacrificio di Ifigenia, i greci erano infine riusciti a partire verso Troia. Qui Achille si era subito distinto sul campo di battaglia ed era diventato lo spauracchio dei nemici. Un giorno l’eroe greco sorprese Troilo fuori dalle mura, presso un tempio di Apollo. Appena lo vide, ne restò affascinato. Cercò di usargli violenza. Alcuni dicono che Troilo si oppose allo stupro e Achille lo massacrò sull’altare di Apollo. Un commentatore di Virgilio, Servio, racconta invece che Troilo morì durante il rapporto sessuale: Achille fu così violento che schiantò il ragazzino. Più tardi si disse che l’eroe greco aveva ucciso il principe troiano perché, secondo un oracolo, se Troilo fosse diventato adulto, la città di Troia non sarebbe mai stata conquistata. Ma questa versione ha tutta l’aria di una giustificazione addotta per assolvere Achille da un comportamento bestiale. Il grande amore di Achille fu, comunque, Patroclo. Omero non fa alcun cenno a una relazione omosessuale tra i due: nell’Iliade, Achille e Patroclo sono solo compagni d’armi e amici inseparabili. Ma la tradizione successiva è quasi unanime nel designarli come amanti. Secondo il mitografo Apollodoro, il legame tra i due era già nato prima di partire per Troia, a Ftia. Nel Simposio, il dialogo che Platone dedica al tema dell’eros, Achille e Patroclo vengono indicati come una coppia perfetta di amanti. Uno dei personaggi del dialogo li ricorda dicendo che solo gli innamorati sono disposti a morire l’uno per l’altro e che quindi un esercito composto tutto di innamorati sarebbe una schiera compatta e invincibile.

Quante cose ci hai detto Omero, e quante invece no. Quanto c’è da dire ancora e sempre su quei personaggi che sono parte integrante e per certi versi modello di riferimento all’interno del nostro immaginario collettivo e che per gli studi che abbiamo fatto, per i libri che abbiamo letto o i film che abbiamo visto ci sembrano familiari, anche se appartengono a un passato eroico e duro, fondamento di alcuni valori e, per reazione uguale e contraria, di altri, talmente lontano da essere avvolto nel mistero, nei confini liquidi e nebbiosi della leggenda, che come sempre, anche se spesso diversi dettagli dei vari racconti appaiono in reciproca contraddizione, ha un fondo di verità, e del mito. Ettore, Achille, Patroclo, Andromaca, Astianatte, Elena, Priamo, Ecuba, Ulisse, Aiace, Diomede, Menelao, Agamennone, Clitennestra, Enea: per non parlare delle divinità, così appassionate da apparire umane, troppo umane. Sono storie avvincenti, che pensiamo di conoscere: ma, come sempre accade, invece, abbiamo qui un’ulteriore prova del fatto che nella vita non si finisca mai di imparare. Gli eroi della guerra di Troia di Giorgio Ieranò, docente di letteratura greca all’Università di Trento, pubblicato da Sonzogno, è un saggio divulgativo nel senso più vero e ampio della parola, perché è un racconto comprensibilissimo condotto col piglio dell’archeologo che scava alla ricerca di materiali, ricostruendo tessera dopo tessera un mosaico prezioso e raffinato fatto di uomini e donne senza dubbio fuori dal comune: profondo, intelligente, competente, chiaro, coinvolgente, ha una marcia in più. La leggerezza. Che, una volta di più, qualora ce ne fosse stato bisogno, conferma di essere non vizio, ma virtù.

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