Teatro

“Uomini terra terra”

uomini-terra-terra-2-300x200di Gabriele Ottaviani

La terra è buona e generosa. Si è fatta sentire più di duecento volte. Ha sussultato e tremato. Ha bussato due volte più forte alle porte delle case degli aquilani quella stessa tragica notte per avvisarli. Poi, alle tre e trentadue del sei di aprile del duemilanove, dopo quattro mesi di sciame sismico, iniziato il quattordici di dicembre dell’anno prima, la scossa fatale. Trecentonove morti. E per mesi i segnali, gli avvertimenti, gli studi, le richieste, i dossier, le grida d’allarme sono stati ignorati. L’Aquila, una città che ha una millenaria storia di drammi di questo tipo, sorta su un sottosuolo che decuplica la potenza di un terremoto, un capoluogo benestante e bello, ora non c’è più. Distrutta dalla noncuranza. Uomini terra terra, col raffinato linguaggio e le delicate e ironiche modalità espressive dei cantastorie, condite con il piglio della cronaca e dell’inchiesta, guida, grazie alla cristallina bravura di Giorgio Cardinali e Piero Larotonda, gli spettatori nel baratro del dolore: in scena nella meravigliosa cornice del Teatro Due di Roma, nell’ambito del DOIT Festival, è da vedere. Non solo perché è uno spettacolo bello. Ma perché è importante, è teatro di denuncia e impegno civile. Per non dimenticare, perché chi scorda è destinato a rivivere.

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