Libri

“Lenuccia di vico Neve a Materdei”

5734933_343570di Gabriele Ottaviani

Dopo le Quattro Giornate, nel solo camposanto di Poggioreale contarono 562 morti: militari, donne, bambini e civili di ogni età. Molti non ebbero un nome. I morti di quelle giornate li contò pure una commissione ministeriale risparmiatrice e li disse meno di duecento. Tempo dopo un ricercatore attento spulciò i registri dello stato civile di Napoli e accertò che i morti erano più di mille. Napoli è così, agli occhi altrui e soprattutto agli occhi indigeni: si moltiplicano i guai, si sottraggono i meriti e pure quando i meriti si enfatizzano, l’effetto nefasto è il medesimo. La prognosi resta riservata. Alla città diedero tuttavia la medaglia d’oro. Di tanto in tanto la spolverano nelle cerimonie di anniversario che non rattoppano la memoria smangiata del paese.

È già tanto se questa vicenda oramai purtroppo qualcuno la conosce, perché le vengono dedicate al massimo un paio di righe in qualche paragrafo di raccordo nei libri di storia che appesantiscono le cartelle dei ragazzi che vanno a scuola, come se fosse un avvenimento tutto sommato senza importanza. In realtà Napoli è stata la prima grande città europea a insorgere con successo contro l’occupazione nazista. Quando gli Alleati arrivarono,  la trovarono già libera. E si era liberata da sola, grazie alla sua gente, con la forza della disperazione. In quattro giorni. Dal ventisette al trenta di settembre del millenovecentoquarantatre. Le quattro giornate di Napoli (da non confondersi con le cinque giornate di Milano, che erano in pieno Risorgimento, quando il nemico era l’impero austroungarico), che hanno anche dato il titolo al film del millenovecentosessantadue, candidato all’Oscar come miglior pellicola straniera e per la sceneggiatura, ispirato dal volume di Aldo De Jaco La città insorge e girato da Nanni Loy con una compagine di attori di prim’ordine, come Jean Sorel, Lea Massari e Gian Maria Volonté. E l’epopea delle quattro giornate di Napoli è anche al centro del volume di Pietro Gargano edito da Tullio Pironti, Lenuccia di vico Neve a Materdei, che narra con dovizia di particolari e uno stile vivido e di facilissima lettura, trascinante, che fa vivere al lettore il racconto dall’interno, come se si trovasse a passeggiare davvero tra i vicoli in cui il bene più prezioso è una gatta che conosca bene le tecniche della caccia ai topi, la storia di una giovane donna, l’unica napoletana decorata al valor militare, e della sua crescente delusione quando col passare del tempo appare sempre più chiaro che la memoria è un bene prezioso di cui però, per comodità, spesso e volentieri non si ha alcuna cura. È una vicenda di chiara importanza storica, collettiva e al tempo stesso individuale, fatta di coraggio, passione e disillusione, di impegno civile, di lotta e di speranza, da leggere e da tenere a mente come monito e insegnamento.

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