Libri

“XXI secolo”

XXI secolo - Paolo Zardi - coverdi Gabriele Ottaviani

Il cognato si avvicinò e lo abbracciò, senza emettere un suono. Rimasero così per qualche secondo, sotto la luce al neon della cucina, mentre il latte aveva iniziato a gonfiarsi, minacciando di uscire dal pentolino. Cosa aveva creduto in quel momento: che fossero morti i figli? E perché il cognato aveva pensato di iniziare dalle condoglianze? Quell’uomo era sempre stato un mistero, per lui: ogni volta che le famiglie si riunivano, non smetteva di guardarlo, chiedendosi per quale motivo sua sorella l’avesse sposato. Era gracile, e goffo, e con un naso grande. Un naso che non sapeva come gestire. Si chiamava Gregorio e aveva poca dimestichezza col mondo. Il latte era uscito, spegnendo la fiamma, e lui era ancora là, aggrappato al suo corpo, convinto di poter trasmettere informazioni per via telepatica. Se lo staccò di dosso un braccio alla volta e poi lo guardò in faccia, negli occhi, oltre quel naso troppo grosso per essere preso sul serio. Scandendo bene le parole, gli chiese: «Gregorio, cos’è successo?» A quel punto, il solo problema fu dare la definizione esatta di coma.

Candidato al Premio Strega, XXI secolo di Paolo Zardi, per Neo edizioni, è un libro semplice, asciutto e potente. Bello, in una parola. Soprattutto per l’equilibrio e la qualità della scrittura, che non dimentica l’antica lezione dell’ironia. Chi ama leggere vi vedrà molti riferimenti, in primis a quel McCarthy che è diventato il nume tutelare di quel genere di volumi che affondano le proprie radici nel futuro. Un avvenire non troppo lontano, ancora riconoscibile anche se indefinito, che parla di noi contemporanei, mette nero su bianco tormenti e paure. Una catastrofe privata che si rispecchia nell’ambiente circostante, costringendo a un repentino cambio di prospettiva e visione. Il protagonista ha una moglie, che cade in coma, e dunque non si può spiegare. Non può argomentare il perché avesse una relazione clandestina. Il dovere dell’assistenza, l’amore, lo squallore, la crisi, della materia e dello spirito, e le opportunità che essa può regalare. Ma non senza un prezzo, caro. La difficoltà di andare avanti, mentre ti sembra che ogni passo che fai ti inchiodi due metri indietro.

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