Cinema

“Lettere di uno sconosciuto”

Lettere_di_uno_sconosciuto_Li_Gong_foto_dal_film_4_middi Gabriele Ottaviani

Dimentica tutto. Ricorda solo i miei errori. Figliola cara (si fa per dire…), il problema è che definire le tue azioni “errori” è come chiamare l’uragano Katrina “un lieve zefiro che ti accarezza la pelle”. Il contesto della sedicente rivoluzione culturale di Mao, una ragazzina ingiustificabile che fa sembrare simpatico Pol Pot, semplicemente cattiva (ed è il più delicato degli eufemismi possibili, un po’ come per Leibniz il nostro mondo è il migliore che possa esistere), oltre che indottrinata dal Partito, la quale vuole a ogni costo il ruolo di protagonista in un balletto il cui titolo è Distaccamento femminile rosso. Roba che Schiaccianoci, al confronto, suona niente affatto ridicolo. Una madre che non vede il marito che ama, dissidente politico, da anni. Una pletora di burocrati a dir poco detestabili. Una realtà che lascia sbigottiti. E fa rabbia. Una fuga dalla prigionia. Una lontananza forzata. Una denuncia. Un tradimento. Da cui la Giuda di turno non è nemmeno capace di ricavare i trenta denari previsti, da che mondo è mondo, dalla prassi infame. Un ritorno. E una perdita. Quella della memoria. Che dura giorni, settimane, mesi, anni. Il trauma della violenza subita, e la scelta di rimanere accanto a chi si ama, anche se non ti può più riconoscere. Ritessendo la trama di un amore grande, totale, autentico, senza condizioni né compromessi, passato, presente, futuro, eterno, che si è un po’ sfilacciato – ma non per usura, semplicemente per il tempo trascorso – ma resiste, anzi, è sempre più forte, attraverso mille espedienti, il più efficace dei quali è una cassa di lettere. Scritte su coriandoli di carta rimediati fortunosamente, e difficili da leggere, perché il più delle volte chi le ha scritte ha dovuto farlo al buio. Potenza della scrittura, la forza delle parole che nascono dall’anima. Spesso le lettere d’amore suonano risibili a chi è esterno alla coppia: beh, non è vero. Non è null’altro che una cinica menzogna.  Lettere di uno sconosciuto, di Zhang Yimou, con Gong Li e Chen Daoming, danneggiato da un doppiaggio non all’altezza, è scritto bene, girato meglio e interpretato come meglio non si potrebbe. Fa commuovere anche i sassi, figuriamoci chi ha un cuore.

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