Teatro

“I taccuini di Mosella Fitch”

avamposti-fitchdi Gabriele Ottaviani

Mosella muore. E proprio in questo modo continua a vivere. Ha lasciato un biglietto per il garzone del droghiere. Peter, l’unico che una volta a settimana la va a trovare nella baita. Peter, cui lei ha insegnato a leggere, solo ed esclusivamente perché sapeva che questo momento sarebbe arrivato, non certo per bontà. Peter deve lasciarla nella buca che lei stessa ha scavato in una radura nel bosco, velata solo da una coperta, senza terra sopra. E poi deve conservare i suoi taccuini. È convinta di aver chiesto quaderni, e non taccuini. Minuscoli, con fogli da cameriere. Come fa a farci entrare tutta una vita, in quei gruppi di foglietti che ha pagato malvolentieri dodici corone? Ma tant’è. Ne è entrata in possesso un pomeriggio, alle due e trentotto. Glieli ha portati Peter. Mosella ha settantanove anni compiuti, ne festeggerà ottanta morendo. Come vuole lei, con dignità. È nata nella miseria più nera, tra odore di farina, cera e sterco di vacca. Ha scritto tutto in quei taccuini. Non per gli altri, per sé. Si è accorta che la sua memoria sta cedendo, e non vuole perdere i suoi ricordi. Non vuole non esistere più. Anche perché la sua vita è straordinaria, come lei, uscita già misantropa dal ventre della mamma. È invecchiata, ma è rimasta la bambina che sale sugli alberi e tira i sassi in testa alla gente, che detesta, come la scuola. Istintivamente disgustata dall’ipocrisia, ha un’innata idiosincrasia per tutto. E questo la rende irresistibile. I taccuini di Mosella Fitch (sei capitoli, in scena i primi due, a sere alterne), fino a stasera, otto di marzo, festa delle donne, al Teatro Due di Roma, splendida location in Vicolo dei Due Macelli, è un testo potente e molto bello, scritto in stato di grazia da Stefano Massini. Allestimento e musiche sono perfetti, così come la regia, asciutta e sicura, di Pia Di Bitonto, e gli attori, bravissimi, il giovane Luigi Fedele e la splendida Barbara Valmorin, irriverente, divertente e divertita, dolcemente ruvida, attrice che ha lavorato con tutti i più grandi del teatro italiano e non solo, che domina la scena e incanta.

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