Libri

“Al limite della docenza”

al limite della docenzadi Gabriele Ottaviani

In Italia si pubblicano circa sessantamila opere all’anno. Più precisamente, secondo gli statistici pignoli, si stampano 164 libri al giorno, comprese le domeniche: una media di sette libri l’ora. Con un numero così elevato di titoli viene naturale chiedersi chi siano i compratori o comunque i consumatori di libri se, oltretutto, solo una piccola percentuale giunge in libreria attraverso la distribuzione. Di quanti vi arrivano, le copie vendute sono veramente poche. Eppure, se incontrate un docente, che magari ha pubblicato presso un anonimo stampatore, vi dice subito che il libro è giunto già alla terza o quarta edizione, e magari che sta entrando in classifica, pronto a scalzare i best seller di Andrea Camilleri e Melania Mazzucco. È vero, l’orgoglio personale tocca un po’ tutti coloro che scrivono, ma quello del docente universitario è particolare. Egli è capace di intrattenerti ore e ore su un argomento che non interessa nessuno (salvo lui) e soprattutto è sempre pronto a elogiare il suo ultimo libro (giunto immancabilmente alla terza o quarta edizione). Spesso l’importanza del volume è sottolineata dal numero delle pagine che il docente «Come sto io?» mima allargando a dismisura le mani per dare l’idea del «tomone» che ha pubblicato. Come se l’importanza di un libro si misurasse a chili e dai centimetri del dorso e non dalle idee eventualmente contenute. Naturalmente il libro che egli sta per pubblicare, o che ha appena pubblicato, fa giustizia di tutte le teorie e le ipotesi precedenti. C’è da dire che in quanto a metodi di distribuzione il docente è veramente furbesco. La pratica più diffusa nell’accademia è quella dell’adozione forzata del libro: il docente che insegna la tale materia mette come testo obbligatorio per l’esame il suo volume. Ora, è vero che un tempo, allorché i libri si comperavano, l’adozione garantiva all’editore (e all’autore) un certo numero di copie assicurate. Oggi tutto è cambiato e anche all’università i libri non si acquistano più. Ovvio che questa mutazione ha messo in crisi i docenti autori che non hanno più mercato presso i loro studenti. Il docente universitario però è veramente ingegnoso nel superare i meccanismi che hanno mutato il rapporto degli studenti con la pagina scritta: c’è il professore «fai da te» che ordina un certo quantitativo di libri dallo stampatore e li vende direttamente allo studente; e anche quello che firma il libro (come l’autore di fama) e che si rifiuta di far dare l’esame a un candidato che non si presenta con il frontespizio intonso.

 

Burocrati, vanagloriosi, arroganti, supponenti, egoriferiti, “baroni”, dimentichi della loro missione divulgativa, formativa ed educativa, ricercatori non dell’eccellenza ma della lite come se fosse l’unica prova tangibile della loro esistenza e della propria presunta autorità, sempre più spesso preferita alla ben più significativa autorevolezza, interessati a sé, a sé, a sé e poi, forse, ma non è nemmeno detto, all’interlocutore, pronti a spargere copiosamente maldicenze sui colleghi – dunque rivali – come sementi nei solchi di un terreno arato di fresco, sperando che diano frutto, scrittori di libri dimenticabilissimi di cui impongono la lettura, abili come nemmeno Fiona May nei suoi giorni migliori nel saltare sul carro del vincitore, sfruttare la politica, difendere i propri privilegi corporativi, magari preparatissimi su un argomento, uno solo, e ignoranti per ciò che concerne tutto il resto. E spesso quel sapere enciclopedico che hanno non lo sanno nemmeno comunicare, e rimane dunque lettera morta. E così, tra scandali, scandaletti, scandali di letto e intere genealogie piazzate nei posti di potere dalla sera alla mattina senza che abbiano la benché minima parvenza di un titolo per poter occupare con le loro terga la poltrona su cui siedono, la credibilità del sistema che, primo tra tutti gli altri, dovrebbe condurre all’evoluzione del Paese, va beatamente a farsi friggere.

Non solo questo, ma anche questo sono i docenti universitari: uno di loro, Stefano Pivato, scrive per Donzelli Al limite della docenza – Piccola antropologia del professore universitario, formidabile pamphlet felice già dal titolo sul mondo accademico italiano. Si legge con gusto, e fa riflettere.

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