Cinema

“Romeo & Juliet”

romeojuliet-500x309di Gabriele Ottaviani

La maledizione di Susanne Bier prima di Susanne Bier. Fai in patria – alla faccia del discorso sul nemo propheta – un film fortunato (che poi a voler essere precisi in questo caso è in America che La corsa dell’innocente è diventato un cult) e le major made in USA ti cooptano. Ed è subito… No, non sera. Quasimodo, miserere mihi. Volevo dire “ed è subito flop”. Carino quanto si vuole, perfetto per una domenica pomeriggio sotto Natale, in famiglia, tra la tombola, il mercante in fiera e il picco di glicemia e colesterolo nel sangue, ma Fluke con Matthew Modine (sinossi: sono “cattivo”, muoio, mi reincarno in un cane e capisco il senso della vita) è stato un insuccesso come forse poi solo Gigli – parola che per inciso a Chicago e dintorni è facile da pronunciare più o meno come il celebre toponimo gallese Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch – con Jennifer Lopez e Ben Affleck ai tempi della loro liaison. Per carità, all’epoca alla MGM era rimasto più o meno solo il faccione del leone ruggente, ma non si può certo dire che Carlo Carlei da Nicastro – una delle circoscrizioni comunali di Lamezia Terme, in Calabria, nota anche per la nicastrina che da qui prende il nome, una proteina legata allo sviluppo dell’Alzheimer, scoperta grazie a studi genetici sulla popolazione del luogo per isolare una particolare forma del morbo di cui si è riscontrata la presenza – sia stato baciato in fronte dalla Dea Bendata quando ha scavalcato l’Atlantico. Tornato in Italia, ha diretto fiction di successo, e poi ha avuto un’altra occasione. E va detto che non si è giocato male le sue carte. La storia, conosciuta anche dalla ghiaia sul fondo dell’Aniene, onestamente fila che è un piacere, ma non si può negare che sarebbe lo stesso anche se alla guida della macchina della regia ci fosse un babirussa, con tutto il rispetto: però se poi è Julian Fellowes, sceneggiatore di quel gioiellino che è Downton Abbey, ad adattare – che poi cos’ha limato, tre sillabe? Grande dimostrazione di intelligenza e umiltà nel non toccare ciò che è già perfetto, gli va riconosciuto… – Lui, il Bardo, ossia William Shakespeare, una riuscita quantomeno onorevole – si poteva essere più asciutti, forse, in alcuni frangenti – è assicurata. Ricostruzione tutto sommato precisa, ambienti e costumi belli e preziosi, una colonna sonora – e una fotografia – accattivante, un testo musicale, rimato, antico e stracitato eppure sempre nuovo ed emozionante, attori (Douglas Booth, Hailee Steinfeld, Christian Cooke, Laura Morante, Damian Lewis, Tomas Arana, Kodi Smit-McPhee, Ed Westwick, Lesley Manville, Marco Quaglia, Nathalie Rapti Gomez, Paul Giamatti e tantissimi altri) che funzionano e la storia d’amore per eccellenza. Paperino e Paperina? Sandra e Raimondo? Dolce e Gabbana? No. Semplicemente Romeo & Juliet.

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