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“Il dono della menzogna” – Ronaldo Correia de Brito

menzognadi Gabriele Ottaviani

La musica mi rende ancora più triste, infelice. Avrei preferito non andare alla festa del nonno. Nessuno dei miei fratelli ha voluto accompagnarmi in questo viaggio e tanto meno mia madre, che da anni non vede suo padre e in quanto figlia glielo dovrebbe. «Scarlatti ha scritto le sonate per un’allieva, la principessa Maria Barbara, figlia di Giovanni V di Braganza, re del Portogallo. Non aveva la minima pretesa di scrivere grande musica, eppure l’ha fatto. Ed è di difficilissima esecuzione». «Tu suoni Scarlatti?» «In questo momento sono fuori esercizio, ma l’ho suonato. Le sonate sono più di cinquecento, ognuna un capolavoro. Nacquero da una necessità molto prosaica: insegnare. E tuttavia questa necessità è servita come motivazione per la creazione artistica». strano come il sole tramonti presto, nel sertão. Quasi non abbiamo il tempo di prepararci alla notte. Volano uccelli che non conosco, volpi attraversano la strada, maggiolini sbattono sul parabrezza. Con la musica di sottofondo, non riconosco il verso di nessun volatile. La mia paura aumenta. Dove stiamo andando? Ci guida mio cugino Ismael. Mi brucia la gola, scotto di febbre. È una fissazione.

La nostalgia è il dolore del ritorno, andando a indagare il vocabolo fino alla radice, all’origine, a quell’etimologia che spesso nasconde il significato più vero, più autentico e più immediato, anche se poi qualche volta le interpretazioni, basti pensare a Sant’Isidoro di Siviglia, sono in realtà poco più che libero sfogo di fantasia, come una sorta di effetto ideomotorio, un movimento involontario che conferma in apparenza il desiderio della mente.

In portoghese la nostalgia è saudade: in realtà, come ogni traduzione, non è precisa, perché tradurre è sempre un po’ tradire, cambiare, adattare, far assomigliare. Non esiste la copia esatta, di niente e di nessuno. Altre sensibilità, altri contesti hanno prodotto altre parole, e la lingua, come dice  Guimarães Rosa, è d’altronde l’unica porta dell’infinito.

Siamo in un Brasile dagli accenti biblici, sospeso tra tradizione e anelito di cambiamento, raccontato con brillantezza da Ronaldo Correia de Brito: Il dono della menzogna (Gran Vía) è un romanzo sensuale e avvolgente, che si inserisce nella tradizione di Marquez, Allende e Vargas Llosa, pieno di riferimenti e al tempo stesso originale.

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